Le minacce all’interno del negozio, coltello in pugno. Il grido “Allah Akbar”. Il ricovero e l’arresto, anche con l’ipotesi di sostegno e partecipazione a un’organizzazione terroristica. Martedì la 36enne di Bellinzona (una cittadina svizzera di origine turca) è stata interrogata per la prima volta, e alla procura federale ha fornito la sua versione dei fatti.

Armata di coltello a Bellinzona, smentisce la matrice terroristica
Il Quotidiano 11.02.2026, 19:00
La donna, affetta da problemi di salute, ha dichiarato che si sentiva perseguitata. Sul cellulare, da continue chiamate indesiderate. In giro, da persone che – a suo dire – ce l’avevano con lei. Di qui il coltello da cucina, e il 30 gennaio la decisione di andare dal rivenditore di telefonini in Viale Stazione. Voleva cambiare scheda e numero, ma non aveva i soldi necessari. Al “no” del negoziante ha perso il controllo e lo ha minacciato.
Nessun atto terroristico, però. A precisa domanda ha risposto di non avere mai avuto alcun contatto con gruppi di matrice jihadista. “Ho urlato ‘Allah Akbar’ [Dio è il più grande] solo perché sono musulmana, e molto religiosa.”
Gli inquirenti esamineranno ora il contenuto dei suoi dispositivi elettronici. Sulla 36enne, difesa da Walter Zandrini, verrà inoltre condotta una perizia psichiatrica. Nelle scorse ore è stata ritenuta carcerabile, e ha potuto lasciare la Clinica psichiatrica cantonale di Mendrisio. In cella – ha stabilito il giudice competente – dovrà rimanere almeno fino al 19 febbraio.

Donna arrestata a Bellinzona, la Procura federale indaga
Il Quotidiano 02.02.2026, 19:00



