Tra integrazione o deterrenza

La morte del 27enne del Benin a Maroggia letta da Chiara Orelli Vassere, direttrice e responsabile del settore migrazione di SOS Ticino

"Siamo addolorati, è una tragedia". Chiara Orelli Vassere, direttrice e responsabile del settore migrazione di SOS Ticino, commenta così la vicenda del 27enne del Benin morto dopo essere scivolato nel Ceresio a Maroggia.

Il giovane, orfano di madre, morta durante il lungo viaggio per venire in Svizzera, era in Ticino da diversi anni. Aveva studiato, si era integrato e lavorava. Poi però gli era stato negato il permesso - secondo la SEM il Benin oggi è un paese sicuro - e aveva avuto un crollo mentale. Fino al drammatico epilogo.

Gli Stati considerati sicuri dalla Segreteria di Stato della migrazione
Gli Stati considerati sicuri dalla Segreteria di Stato della migrazione (RSI)

"Questa storia - prosegue Orelli Vassere - è emblematica di un problema effettivo: le persone che hanno vissuto una situazione di fragilizzazione molto acuta, legata alla loro esperienza migratoria, si trovano a vivere nel loro nuovo contesto di riferimento, una nuova situazione di crisi. E il crollo improvviso del nuovo mondo è un ulteriore trauma. È successo a questo ragazzo e succede in altri casi. Dati statistici a disposizione non ce ne sono, ma sappiamo con assoluta certezza che purtroppo questo non è un episodio isolato".

 

"Io credo - conclude - che quando una persona ha dimostrato in tutti i modi di avere una volontà marcata di inserirsi nel nuovo contesto e contribuisce allo sviluppo del contesto perché ci lavora, capita che le decisioni della politica siano veramente incomprensibili. Questa è politica della deterrenza. Che manda un messaggio fortemente contraddittorio: si chiede a queste persone di fare il possibile per integrarsi e poi quando lo sono, per ragioni normative, vengono di nuovo sospinte verso una zona di marginalità e sofferenza che può concludersi, come in questo caso, tragicamente. E invece, dovrebbe prevalere l’attenzione alla persona e alla sua dignità".

La SEM non ha voluto entrare nello specifico di questo caso, limitandosi a specificare ai media che "i richiedenti cui è stata respinta la domanda d’asilo devono di norma lasciare la Svizzera. In questi casi non devono tuttavia esserci motivi d’impedimento all’allontanamento".

Joe Pieracci

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