Mamma e figlio (Keystone)

Uffici di collocamento, accuse di disparità

Madri discriminate secondo il consultorio giuridico Donna e Lavoro. La sezione del lavoro ribadisce che evitare le disuguaglianze è un impegno dichiarato

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

La disparità esiste anche a livello di disoccupazione "e la cosa ci preoccupa moltissimo". A dirlo è l'avvocata Micaela Antonini Luvini del consultorio giuridico Donna e Lavoro. Qui sono infatti in aumento i casi che riguardano gli uffici cantonali di collocamento: "Alle donne disoccupate madri vengono spesso sanzionati dei giorni di penalità in quanto devono magari portare i figli all'asilo o a scuola. L'Ufficio di disoccupazione ritiene che non siano collocabili o che non abbiano fatto il possibile per esserlo".

Una prassi che non viene seguita per gli uomini: le stesse domande non vengono infatti poste ai padri: "Che il padre debba occuparsi del bambino non viene neanche preso in considerazione dall'Ufficio. Di fatto, la donna mamma che vuole lavorare e che deve occuparsi dei propri figli è in una situazione più difficile rispetto a un uomo".

Differenze di trattamento che secondo Claudia Sassi, capa della sezione del lavoro del Canton Ticino, si cerca di evitare negli uffici di collocamento: "Ci terrei a ribadire che evitare la disparità di genere è un nostro impegno dichiarato. D'altra parte rispettare le regole imposte da un'assicurazione sociale importante come quella contro la disoccupazione è un nostro obbligo giuridico. Dobbiamo trovare un modus vivendi tra le due".

"Trattiamo il genitore, mamma o papà, allo stesso modo. Un genitore che si iscrive alla disoccupazione ed è in cerca di un lavoro dichiara la sua disponibilità al collocamento. Diciamo anche un'altra cosa, le nostre prassi impediscono di sanzionare il genitore che deve occuparsi dei figli. Ma sono però chiare quando devono definire i casi per cui noi siamo tenuti ad accertare la concreta disponibilità che un genitore possiede per la custodia dei figli. In ogni caso se ci sono dei problemi, verranno risolti".

Micaela Antonini Luvini ha infine  menzionato un esempio di quello che arriva sui loro tavoli: "Una giovane signora è stata molestata con dei palpeggiamenti dal proprio datore di lavoro. Lei ne ha parlato con il fidanzato ed è stata licenziata in tronco. La signora è andata in disoccupazione, che sta facendo delle storie perché non è stata lei stessa a licenziarsi, anzi le ha dato tre mesi di penalità perché non ritiene la storia veritiera".

CSI/FD
Condividi