A causa della pandemia, il dibattito parlamentare si è tenuto al Palazzo dei congressi di Davos
A causa della pandemia, il dibattito parlamentare si è tenuto al Palazzo dei congressi di Davos (RSI)

Un addio (in)atteso

Per ben 8 volte alle urne il popolo dei Grigioni ha difeso il maggioritario. Eppure, il Gran Consiglio presenta ora al popolo un sistema proporzionale. I tempi sono cambiati?

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Il dibattito sul sistema d’elezione del Gran Consiglio è di vecchia data e le sue origini coincidono con l’introduzione del sistema proporzionale federale, avvenuta nel 1919. Da allora le critiche al sistema, sono più o meno le stesse e vertono sulla rappresentatività del Parlamento.

Il sistema elettorale grigionese richiede una maggioranza netta. Al primo turno, le candidate e i candidati devono raggiungere il quorum, definito grazie ad un semplice calcolo: la somma dei voti diviso il numero di seggi più uno. In un circolo uninominale questo vuol dire il 50% delle preferenze. Al secondo turno basta la maggioranza relativa, quindi – in presenza di altre candidature – basta anche il 30% per ottenere il seggio. Se da un lato l’eletto deve essere capace di catalizzare un largo consenso, dall’altro una gran parte dello spettro politico regionale rimane escluso dal processo politico.

La fluidificazione del panorama politico

Fino a un decennio fa, era soprattutto la sinistra ad auspicare un cambiamento, vedendosi sfavorita dal sistema. Non è quindi un caso, che le prime 7 iniziative popolari che chiedevano una riforma del sistema arrivassero dal mondo sindacale e socialista. Ma negli ultimi decenni le cose sono cambiate.

Grigioni: addio maggioritario

Grigioni: addio maggioritario

Il Quotidiano di martedì 16.02.2021

 

In primo luogo, il panorama politico non è più lo stesso. Dagli anni Ottanta si assiste a una fluidificazione dei fronti, la compattezza di un tempo che vedeva cattolici (e il loro partito, il PDC) contro i protestanti (legati al PLR nelle zone urbane e ai Democratici – dal 1971 Unione democratica di centro – nelle regioni rurali) si è sfaldato.

Con la scissione fra destra e centro dell’UDC e la nascita del Partito borghese democratico del 2008, il processo si è accelerato. La successiva ascesa dell’UDC a nuovo primo partito nelle preferenze popolari ha evidenziato una volta di più il divario fra la realtà politica del cantone e lo spettro partitico rappresentato in Parlamento a Coira.   

L’erosione del sostegno al maggioritario

Questo lungo processo di trasformazione è complice della svolta proposta dal Gran Consiglio. Se le prime iniziative, arrivate nel periodo fra le due guerre mondiali, erano state letteralmente affossate alle urne, lo scarto si è progressivamente ridotto. In occasione dell’ultima iniziativa popolare del 2003, il divario era ormai esiguo: solo il 54% dei votanti si era detto contrario a un cambiamento di sistema. In quell’occasione non erano scesi in campo solo gli “svantaggiati” dal sistema a sostenere un “modello grigionese” che prevedeva un sistema misto, con il proporzionale nei circoli più grandi e il maggioritario nei collegi uninominali. Accanto a sinistra e destra, c’erano anche degli esponenti del centro a sostenere la necessità di un cambiamento. La partecipazione al voto, che in quell’occasione aveva raggiunto un minimo storico del 24,6%, indicava già allora la necessità per la politica grigionese di un’iniezione di vitalità. Con delle elezioni di cui si conosce già l’esito, la voglia di partecipare scema, argomentavano i fautori del cambiamento.

 

Fra le riflessioni, espresse durante il dibattito parlamentare del febbraio scorso, è emerso anche questo argomento: più liste, più candidature, più dibattito possono contribuire a ravvivare il discorso politico e quindi coinvolgere di più l’opinione pubblica. Che i tempi siano maturi per un cambiamento dal maggioritario al proporzionale?

Daniele Papacella

 

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