La sala del LAC (tipress)

Un pasticcio per la cultura

Il chiarimento - 30 spettatori e non 5 - non aiuta più di tanto. Il LAC non riparte. Bertoli: "Capisco, ma il messaggio importante era un altro"

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Cinque spettatori, no 30: le nuove misure annunciate domenica dal Consiglio di Stato ticinese, poi costretto a precisarle martedì, con in particolare l'adeguamento delle presenze autorizzate a partite e spettacoli, fanno ancora discutere.

Il mondo della cultura era insorto e la "retromarcia" del Governo non ha risolto tutto, anzi: molti spettacoli erano stati immediatamente annullati e ora c'è chi prova a ripristinare il calendario, ma si tratta soprattutto delle realtà più piccole. "Per noi del LAC non è una questione di valutare se valga la pena riprogrammare, perché ormai è impossibile", spiega il direttore artistico Carmelo Rifici, "sembra che il Consiglio di Stato non immagini quanto sia difficile per un centro di livello internazionale, per esempio, sospendere una grande produzione a cui lavorano 90 persone". "Con 50 spettatori potevamo immaginare un certo tipo di programmazione", afferma dal canto suo Gianfranco Helbling, direttore del Teatro sociale di Bellinzona, "con 30, anche dal punto di vista puramente finanziario, ci tocca ripensare tutto questo". A differenza del LAC, che si vede costretto a confermare la cancellazione del cartellone fino all'8 gennaio, l'intenzione di proporre qualcosa già in novembre c'è, "ma è tutto da reinventare".

CSI 18.00 dell'11.11.2020 Ospite Manuele Bertoli
CSI 18.00 dell'11.11.2020 Ospite Manuele Bertoli

Che la comunicazione non sia andata a buon fine, lo riconosce anche il consigliere di Stato Manuele Bertoli, capo del dipartimento sotto il quale ricade questo settore. "Sicuramente qualcosa non è andato per il verso giusto", ammette, ma "il concetto nazionale di manifestazione pubblica include gli spettacoli ed esclude i mercatini e i negozi. È dunque una scelta nazionale". Inoltre, la questione degli spettatori ha preso il sopravvento ed è finita al centro delle discussioni, ma il primo e più importante messaggio della conferenza stampa era un altro: "Se tutti facciamo la nostra parte, forse riusciamo ad evitare misure più drastiche". Quindi, precisa, "capisco e difendo il mondo della cultura, ma il vero problema è non ritrovarci la settimana prossima tutti a casa come succede a Ginevra". "Se arrivano misure più drastiche", conclude, "arrivano per tutti, cultura compresa".

CSI/pon
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