Ticino e Grigioni

Bullismo, “non restate in silenzio”

La difficoltà delle vittime a parlarne e a chiedere aiuto è uno dei primi ostacoli - La testimonianza e l’intervista allo psicologo

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Lotta al bullismo

Prima Ora 11.02.2026, 18:00

Di: Prima Ora/M. Ang. 

In Svizzera il 23% dei bambini dichiara di essere già stato vittima di emarginazione e bullismo da parte di altri alunni (studio dell’UNICEF sulla situazione dei diritti dell’infanzia del 2021). La trasmissione Prima Ora della RSI ha intervistato sul tema Enrico Varsi, psicologo membro di comitato dell’associazione “Ti Rispetto” che in Ticino lotta proprio contro il bullismo.

Un fenomeno probabilmente sottostimato

“È probabilmente un fenomeno in aumento. Teniamo presente che i dati ufficiali sono probabilmente una sottostima della realtà, è un fenomeno che porta anche a una riduzione del senso di identità della persona e quindi non tutti denunciano i fatti di bullismo. È un fenomeno che c’è sempre stato, quello che stiamo cercando di fare è prendere consapevolezza, intervenire e andare oltre la punta dell’iceberg dei fatti che vengono denunciati. È un processo che ci coinvolge tutti, perché non è un fatto isolato e non è neanche un fatto che riguarda due persone ma che riguarda generalmente una comunità, anzi il gruppo. Il contesto può essere di aiuto ma può essere anche il fertilizzante in negativo di fenomeni di bullismo”.

Il cyberbullismo

“Sicuramente la quota maggiore riguarda il cyberbullismo, il bullismo 2.0, perché è un bullismo pervasivo, dura nel tempo, è molto difficile cancellarne le tracce ed è un mezzo di comunicazione che i giovani di quella fascia di età usano meglio di noi. Sicuramente c’è un contesto che lo rende più facile. Penso si possa pensare a ragioni di altro tipo. Il bullismo di fatto è un esercizio di potere, quindi bisognerebbe uscire dalla logica che il bullo è più aggressivo di tutti gli altri. Esprime un’aggressività che però è comune a tutti noi. Così come bisogna uscire dalla logica che la vittima, come qualche volta purtroppo capita di sentire, è in qualche modo la fautrice dell’atto di bullismo per debolezza eccetera. Non è tanto quello. Noi abbiamo visto che il fattore principale resta un esercizio di potere e il potere è qualcosa che l’essere umano coltiva ma che può portare verso una direzione positiva o verso una negativa. In fin dei conti anche noi, in questo programma, abbiamo due poteri contrapposti: quello dell’informazione e quello della conoscenza. Come facciamo a trasformarlo in qualcosa che non sia un’opposizione ma che sia una condivisione? Entrare nello spazio dell’informazione da parte mia e poter condividere le conoscenze, i ragionamenti che stiamo facendo, in modo tale che questi possano essere diffusi. Questo secondo me è un esercizio positivo del potere”.

La testimonianza di Federico

Federico Bordoni di Poschiavo ha vissuto un’esperienza di bullismo. “Sono stato vittima di bullismo da quando avevo 11 anni più o meno, quindi in quinta elementare, fino all’età di 15 anni, quindi fino alla fine delle superiori, più o meno. Il motivo scatenante è stata la comparsa precoce dei baffi. Erano quattro peli, però sono stati il motivo scatenante che hanno portato a una persecuzione abbastanza feroce nei miei confronti a scuola. Ai miei tempi il cyberbullismo non esisteva ancora e quindi era tutto dal vivo. I miei compagni, sostanzialmente, mi prendevano in giro in ogni occasione possibile e immaginabile: durante le lezioni o nell’intervallo, nel tragitto casa-scuola. Ogni momento era l’occasione giusta per rimarcare questa mia particolarità, questa mia diversità, chiamiamola così. Ho provato a non curarmi di questi commenti ma era un continuo, tutti i giorni, non avevo respiro e quindi non è stato proprio possibile, non con le mie forze, non ce l’ho proprio fatta”.

Il silenzio e la vergogna

Si dice spesso che il primo passo è il più difficile, forse quello assolutamente più difficile è quello di parlarne con qualcuno, di poter raccontare quello che è successo. “Con i miei genitori non ne ho mai parlato. In un certo senso mi vergognavo di quello che stavo subendo” racconta Federico. “Mi vergognavo di essere una vittima. Quindi non li ho mai coinvolti. Io ritengo che i segnali c’erano, però sono anche stato bravo a nasconderli. Loro non si sono mai accorti di nulla. A scuola c’è stata sicuramente l’idea di parlarne con gli insegnanti ma dopo che alcuni episodi sono accaduti di fronte a loro, con una loro reazione anche abbastanza umiliante, ho completamente lasciato stare anche quella strada e quindi ho provato a cavarmela da solo”.

La difficoltà a parlarne è uno dei primi ostacoli

Enrico Varsi, dal canto suo, spiega che la difficoltà a volte a parlarne è uno dei primi ostacoli, perché la persona che subisce bullismo può vergognarsene, può aver paura di non essere compreso. “Giustamente Federico ha fatto notare l’importanza che hanno gli adulti, non solo la famiglia, i genitori, ma anche, per esempio il contesto scolastico o sportivo (allenatori e via dicendo) perché possono diventare elementi che caricano ulteriormente questo tipo di violenza oppure essere dei protettori. E noi sappiamo, diceva un vecchio psicoanalista inglese, che i bambini sanno molto bene che a volte è meglio non aprire la bocca, perché se si apre la bocca non si sa mai cosa ci può entrare. L’essere umano ha anche questa caratteristica, quello che dice Federico rappresenta molto bene una delle dinamiche più ricorrenti”.

Come ci si difende

“Io sono arrivato a toccare il fondo prima di risalire - dice Federico -. Ho purtroppo tentato il suicidio. Questo ho voglia di dirlo perché comunque si pensa sempre che non succeda ma alcune volte succede. Io ho avuto fortuna ma ci sono ragazzi che purtroppo non hanno avuto la mia stessa fortuna. Per riuscire a superare il tutto ho creato come una bolla, grazie alle mie passioni tipo la lettura, il cinema. Sono riuscito a creare una barriera per la mia mente: mi rifugiavo in queste cose. Mi rifugiavo nelle storie che leggevo, nei film che vedevo e quando venivo attaccato da questi bulli, io con la mente ero da un’altra parte. A lungo andare queste difese continuavano a proteggermi dagli attacchi. Loro mi insultavano, mi picchiavano a volte ma io riuscivo a staccarmi, in un certo senso, dal mio corpo. E poi a lungo andare si sono stufati ma è stata lunga. Ci ho messo diversi anni”.

Intervenire presto, non minimizzare

A volte non ci si rende conto del male che si fa e dove possa portare una semplice presa in giro. Infatti, spiega Varsi, “è molto importante, fare interventi che siano precoci. Sicuramente non bisogna minimizzare questi fenomeni. Il bullismo ha determinate caratteristiche: è violenza tra pari, intenzionale (chi la esercita la vuole esercitare), è ripetuta nel tempo. Però delle volte ci sono inizi che possono essere anche lievi, non è detto che portino poi a un fenomeno di bullismo. Non sottovalutiamoli. Potrebbe essere semplicemente uno scambio tra ragazzi che stanno cercando di esercitare una certa forza e finisce poi lì ma potrebbe anche essere l’inizio di un caso di bullismo. È meglio prenderlo in tempo”.

Il messaggio: non restate in silenzio

Un messaggio? “Io mi rivolgo soprattutto alle vittime - dice Federico - con un messaggio che è molto semplice di per sé ma credo che sia importante sottolinearlo di nuovo: assolutamente non bisogna restare in silenzio. Io ho fatto uno sbaglio e mi è quasi costato la vita. Ho deciso di non parlarne, di non farmi avanti, di non raccontare quello che stavo subendo. Voi non fatelo. Se avete dei problemi a scuola, se vi prendono in giro, se c’è qualcosa che non va, fatevi avanti. Qualcuno a cui importa lo troverete sempre. Però dovete fare voi il primo passo, perché spesso, purtroppo, le altre persone non ci arrivano, quindi aiutateli ad aiutarvi. Fate il primo passo, parlatene, non state in silenzio, perché può salvarvi, può salvarvi veramente la vita”.

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