La legge italiana permette il soccorso in mare dei migranti ai soli militari
La legge italiana permette il soccorso in mare dei migranti ai soli militari (REUTERS)

"Frontex non funziona, va riformato"

Mentre l'UE annuncia una vasta operazione nel Mediterraneo e Barroso si reca a Lampedusa, per il giurista Gianfranco Schiavone si deve ipotizzare che i controllori in mare "guardano da un'altra parte"

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Professore, vista la vicenda tragica del naufragio alle coste di Lampedusa di un’imbarcazione carica di migranti che ha causato la morte di oltre 300 persone si può dire che Frontex, il sistema di controllo delle frontiere dell’Unione Europea, è inefficace?

"Frontex non funziona. Dovrebbe monitorare le presenze nelle aree di frontiera come nel canale di Sicilia. Non si comprende quindi come sia possibile che un numero rilevante d’imbarcazioni siano state intercettate cosi vicine alle coste italiane. Alcuni sopravvissuti raccontano di innumerevoli avvistamenti di barche che non si fermano a prestare soccorso. Ci sono quindi buone ragioni per sospettare che il monitoraggio viene fatto male o che una volta avvistate le barche con i clandestini si decida di non intervenire. E’ un’ipotesi agghiacciante ma per onestà intellettuale non possiamo più scartarla. Siamo di fronte a una pagina molto scura dell’Europa".

Quali sarebbero i motivi alla base di queste pratiche?

"I naufraghi, secondo le convenzioni internazionali di salvataggio in mare, vanno portati al primo porto sicuro. Si pone quindi il problema della competenza dell’esame delle domande d’asilo, che è dello Stato dell’UE in cui avviene l’entrata illegale. Questo probabilmente è uno dei motivi per cui “ci si volta dall’altra parte”. E’ evidente quindi che ci vuole una concertazione e un diverso accordo fra gli Stati con una ridistribuzione delle presenze e non una pedissequa applicazione della Convenzione di Dublino III. Rimane aperta la questione della “dimensione esterna dell’asilo”, e cioè cosa fare nei paesi di transito. In questo senso una possibilità modesta è l’applicazione dell’articolo 5 del regolamento Schengen che stabilisce il rilascio di visti umanitari a cittadini di paesi terzi che sono perseguitati".

Oltre alla misura che ha appena proposto ve ne sono altre per risolvere la situazione ormai cronica?

"Si dovrebbe iniziare a ipotizzare un programma di re insediamento dei rifugiati concordato a livello europeo. L’Italia per esempio non ha mai fatto nulla in questo campo, salvo un paio di esperienze fallimentari. Il tema non è nell’agenda politica. Alle difficoltà tecniche e giuridiche che molti avanzano e che condivido rispondo che non si può dire che sono cose irrealizzabili se non le abbiamo mai meditate e se non gli portiamo la dovuta attenzione politica".

Concretamente un migrante che arriva in Italia come e dove viene accolto?

"L’Italia ha due modelli che sperimenta in contemporanea: l’accoglienza decentrata diffusa e quella nei grandi centri collettivi, che si è rivelata catastrofica. Le persone sono in strutture che non sono state adibite originariamente a questo scopo, come aeroporti militari e o caserme dismessi. Si sono rivelate coste e problematiche per l’impatto sociale, fornendo un basso livello di servizi. Per l’accoglienza in periferia esiste da 10 anni SPRAR, il sistema di protezione richiedenti l’asilo e rifugiati. I comuni e le provincie che vogliono accogliere delle quote di queste persone sul loro territorio lo possono fare. Oggi circa 140 comuni garantiscono 8'000 posti. Il sistema si allargherà a partire dal 2014 fino a 16'000 collocamenti. Già adesso è il principale sistema d’accoglienza".

L’accoglienza decentralizzata è quindi una politica vincente?

"La mia speranza è che si prenda in considerazione la sua enorme potenzialità e che si punti interamente a un sistema d’accoglienza decentrato diffuso nel quale ci sia un’elevata protezione dei diritti e una forte inclusione sociale. Vi sarebbe meno allarmismo nella popolazione di quando si mettono 1'000 o 2’000 persone, come nel campo di Crotone, in una stessa area".

Paolo Beretta


Gianfranco Schiavone

Gianfranco Schiavone, giurista, è membro del consiglio direttivo di ASGI, l’associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, e presidente del consorzio italiano di solidarietà

La puntata di Modem "Mare Mortuario" del 4.10.2013

Le statistiche delle domande di asilo nel 2012

In Svizzera, secondo le statistiche dell’Amministrazione federale, le domande di richiedenti l’asilo nel 2012 sono state 28'631. I dati forniti dal Consiglio italiano per i rifugiati indicano che nello stesso anno in Germania le domande sono state 77'500, in Francia 60'600, in Svezia 43'900, in Gran Bretagna 28'200 e in Belgio 28'100. In Italia invece, per il Ministero degli interni, le richieste nel 2012 sono state 17'352.

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