Donne velate
Donne velate (keystone)

Il "no" al burqa e il "prezzo" da pagare

In primo piano sui quotidiani ticinesi l'esito del voto del week-end

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I risultati delle urne di quest’ultimo fine settimana elettorale caratterizzano le prime pagine dei quotidiani ticinesi. Il sostegno popolare a favore della milizia e degli orari di vendita più flessibile, unitamente al “no” al burqa che finirà nella Costituzione sono i temi che caratterizzano gli articoli e gli editoriali di oggi sui giornali in edicola.

Il direttore del Corriere del Ticino , Giancarlo Dillena, sottolinea la volontà dei votanti di salvaguardare il futuro dell’esercito di milizia alla luce di un verdetto chiaro quanto inequivocabile e pone l’accento sul fatto che una grande maggioranza di cittadini continui a difendere una “componente essenziale e irrinunciabile del modello elvetico di sicurezza”. Gianni Righinetti, nel suo corsivo, si concentra sull’esito anti-burqa del voto, rimarcando come due votanti su tre abbiano dato il loro assenso al divieto di dissimulazione del viso nei luoghi pubblici, anche se a suo avviso “la vera battaglia si giocava sui modi di proibire uno degli indumenti che maggiormente negano la libertà alle donne, segregate, in diversi paesi musulmani, in una condizione di totale subalternità e di oscurantistiche privazioni”.

Sul Giornale del Popolo il direttore Claudio Mésoniat evidenzia come il burqa non sia apprezzato dai ticinesi come pure, afferma, “non stanno simpatici quei musulmani che lo facessero gentilmente indossare alle loro mogli”. Mésoniat si chiede però se fosse utile sollevare tale problematica e incastonare nella Costituzione la risposta dei ticinesi, trattandosi a tutti gli effetti “di un problema del tutto ipotetico e teorico”. Il fatto che Giorgio Ghiringhelli si vanti ora d’aver attirato gli sguardi di tutto il mondo sulla scelta fatta in Ticino contro il burqua per il direttore del GdP non deve far dimenticare che questa “vittoria” potrebbe avere un caro prezzo da pagare, avendo in pratica “tirato fuori le bisce dalle siepi”, ossia attirato le possibili ire funeste delle frange di islamisti più estreme - delle quali non c’era praticamente traccia sinora a sud delle Alpi.

Aldo Bertagni nel suo editoriale sulla Regione Ticino di questo lunedì mattina richiama l’attenzione sul fatto che sarebbe fin troppo semplicistico riferirsi al voto anti-burqa richiamando i fantasmi di fragilità e paura, soprattutto in una realtà come quella ticinese “costretta storicamente”, scrive Bertagni, “a vivere tra due macigni: il sud urbano italiano e il nord alpino elvetico”. Dalle nostre parti, insomma, il terreno della paura è da sempre molto fertile e lo è ancora di più in questi tempi dove ci si sente colonizzati da entità superiori, lontane e in apparenza ingovernabili. Sempre in prima pagina sul quotidiano bellinzonese spicca l’esito del voto a favore del servizio militare obbligatorio e l’accettazione da parte del popolo sovrano d’orari di vendita più flessibili. Il commento di Edy Bernasconi si concentra su quelle che lui considera due conferme – l’iniziativa contro l’esercito sonoramente bocciata e la nuova legge sulle vaccinazioni – mentre la sorpresa (da Bernasconi definita "parziale") riguarda invece il risultato della legge sul lavoro, che ha portato alle aperture "non stop" delle aree di servizio sulle autostrade elvetiche.

Red. MM. / ECa


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