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Vicenda Parmalat, altra condanna

Un 50enne italiano, implicato nei risvolti elvetici del crac del colosso alimentare emiliano, è stato ritenuto colpevole di: riciclaggio di denaro, truffa e corruzione

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I risvolti svizzeri del crac della Parmalat e delle imprese legate al colosso agroalimentare italiano sono tornati in aula. Un cittadino italiano domiciliato nel canton Zurigo è stato infatti processato oggi, lunedì 9, davanti al Tribunale penale federale che l’ha riconosciuto colpevole di ripetuta corruzione passiva e falsità in documenti, ripetuta truffa, riciclaggio di denaro aggravato e conseguimento fraudolento di una falsa intestazione. Al 50enne è stati inflitta una pena pecuniaria di 13'200 franchi.

I reati contestati all’imputato – rinviato a giudizio dal procuratore federale Pierluigi Pasi - si riferiscono a fatti accaduti a Coira e in Ticino tra la fine degli anni Novanta e il 2003, quando il 50enne lavorava come quadro della Banca cantonale grigionese.

L’uomo aveva già ammesso i reati addebitatigli, accettando la pena proposta dal Ministero pubblico della Confederazione. Il giudice Giuseppe Muschietti non ha dunque fatto altro che convalidare la pena con procedura abbreviata, pena – quella odierna – che va ad aggiungersi alla condanna di 1 anno e 10 mesi di reclusione inflittagli in Italia dal giudice per le indagini preliminare del Tribunale di Parma e a quella di 12 mesi di detenzione inflittagli nell’aprile dello scorso. Questa condanna si riferisce al coinvolgimento dell’uomo in una truffa ai danni della Bank of America, emersa a seguito dell’inchiesta Parmalat sul fronte elvetico e che vede implicato anche un altro cittadino italiano, già dirigente della succursale milanese dell’istituto di credito, nei cui confronti il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha emesso un atto d’accusa.

Sempre nell’ambito della vicenda Parmalat, nel mese di dicembre dello scorso anno l'MPC decise di abbandonare un procedimento a carico della banca cantonale grigionese, inizialmente oggetto di un’inchiesta a causa di una serie di mazzette versate dal 50enne condannato oggi.

LudoC.

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