#ioaiuto (2) — Un’oasi sociale

L’associazione Vivaio di Castel San Pietro dà lavoro ai richiedenti l’asilo riqualificando un terreno

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A Castel San Pietro un terreno incolto e abbandonato si è trasformato in un progetto sociale. A promuoverlo è l'Associazione Vivaio. Il suo scopo è aiutare tutti coloro che faticano a trovare una collocazione nel mondo del lavoro (vuoi perché disoccupati, o rifugiati), ma anche essere un punto di appoggio – magari solo momentaneo – per chiunque si trovi in difficoltà.

Il Vivaio di Castel San Pietro non è quindi solo un posto dove si coltivano piante (anche rare), è luogo dove si incontrano persone e si incrociano storie da tutto il mondo. Qui si viene per lavorare, anche duramente, ma si presta attenzione alle peculiarità di ognuno. A credere fin dall'inizio in questo progetto, nato nel 2011, c'è Joschka Tomini, responsabile dell'associazione il Vivaio. Lui stesso dovette affrontare un periodo di precarietà lavorativa e fu in quel momento che decise di creare un'azienda sociale. "Noi siamo aperti a tutti – spiega Tomini – vogliamo dare l'opportunità di fare delle piccole attività a chi non ha un'occupazione fissa. Da noi è però anche possibile svolgere attività di volontariato".

Nei suoi 7 anni di attività, l'associazione Vivaio ha instaurato numerose collaborazioni con enti e associazioni sociali, organizzato programmi occupazionali ma anche percorsi di inserimento professionale per decine di rifugiati. Tra i filari di piante oggi c'è Amin: ha 23 anni e un migrante afghano. L'associazione lo ha assunto come apprendista affinché possa realizzare il suo sogno: diventare vivaista.

Giorgia Roggiani/CSI - (2-continua)

 
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