L'attrice ammantata di luce durante la laudatio della direttrice Seraina Rohrer
L'attrice ammantata di luce durante la laudatio della direttrice Seraina Rohrer (RSI)

La sensualità dopo i 40 anni

Ursina Lardi è il personaggio sotto i riflettori a Soletta

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Ursina Lardi è una splendida donna e una splendida attrice. Le Giornate cinematografiche di Soletta hanno fatto benissimo a sceglierla per l'omaggio di quest'anno. Poschiavina, trapiantata a Berlino, membro stabile della compagnia teatrale dello Schaubühne, volto cinematografico in film d'autore come Il nastro bianco di Michael Haneke, Traumland di Petra Volpe (con cui ha vinto il Premio del cinema svizzero), Unter der Haut di Claudia Lorenz che ha aperto la manifestazione lo scorso anno, come la prima mondiale appena mostrata a Soletta Sag mir nichts.

L'abbiamo incontrata e condensiamo l'Ursina-pensiero in tre frasi per chi non volesse riascoltare per intero

Un enigmatico manifesto con l'attrice grigionese
Un enigmatico manifesto con l'attrice grigionese (Solothurner Filmtage/RSI)


Sulle scene di sesso che compaiono nel suo ultimo film "Sag mir nichts":

"Devo dire che non mi dà nessun fastidio girare quelle scene, anche perché ho 45 anni e trovo quasi importante affermare che sono una donna della mia età e ho una sessualità, una sensualità. Perché i personaggi femminili dopo 40 anni devono diventare timidini? È uno dei motivi per cui ho scelto il ruolo. Ci sono quelle scene, ma se le trovo giuste per il personaggio le faccio."

Si confronta in maniera molto tranquilla con l'età:

"Ho deciso di non pensarci nemmeno, al fatto che è sempre più difficile, che cambierà molto, eccetera. Per me fino ad ora è diventato sempre meglio, ogni anno più interessante e spero proprio che continui così. Fare film come "Sag mir nichts" per me è come una specie di statement, per affermare: io continuo!"

Il film più noto a cui ha lavorato è Il nastro bianco. La Palma d'oro, l'Oscar, come è stato lavorare con uno come Haneke, che ha fatto film impressionanti:

"È stata una vera e propria prova. Era il mio secondo film, perché prima avevo fatto prevalentemente teatro. Con Haneke ero incredibilmente nervosa e ho avuto tantissima paura. Superandola di lì in poi non ho mai più avuto paura. È stata un'esperienza molto forte per me. Anche girare la scena in cui la baronessa dice al barone che lo lascia, ad esempio. Avevamo due giorni per farla e invece alla seconda era già buona. Due ore e avavamo finito. Altre volte invece con scene più semplici abbiamo ripetuto per ore e ore. Ho capito che lui è un perfezionista, ma senza esagerazioni. Se una cosa è fatta bene si passa a altro, ma se non è fatta a dovere anche una cosa poco importante la si rifa finché funziona."

MZ

 
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