Tra le nomination nessuna alla Svizzera italiana (keystone)

Svizzera italiana senza nomination

Nessuna pellicola in corsa per i premi del cinema svizzero nonostante il buon riscontro ottenuto da "Love me tender" sul circuito internazionale

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Il Premio del cinema svizzero ha svelato la lista dei nominati nelle sue 11 diverse categorie. Tra questi per il 2020 nessun candidato dalla Svizzera italiana e – ancora – poche donne tra i finalisti, conseguenza di un’industria che resta a forte presenza maschile, anche se il film ad ottenere più nomination è “Le milieu de l’horizon” della regista losannese Delphine Lehericey. Miglior film, sceneggiatura, interpretazione maschile e musica per questo racconto di formazione estiva adattato dal romanzo del Premio svizzero di letteratura Roland Buti.

 

La mancanza di produzioni ticinesi in finale si fa particolarmente notare quest’anno per le chances che sembrava avere il film “Love me tender” di Klaudia Reynicke. Presentato all’ultimo Locarno Film Festival, dove gareggiava nel Concorso Cineasti del Presente, il film ha trovato un buon riscontro nel circuito internazionale: Toronto, Londra, Siviglia, Tallinn. Anche l’anno scorso una produzione della Svizzera italiana, “Cronofobia” di Francesco Rizzi, selezionato ad Hong Kong, Edimburgo, Valencia, Durban e premiato a diversi festival, non era entrato nella lista dei finalisti del Premio svizzero: tra i membri dell’Accademia del Cinema Svizzero, circa 500, solo il 4.9% è indicato come italofono, una percentuale giudicata troppo bassa da alcuni registi e produttori che ritengono di essere svantaggiati rispetto ai colleghi d’oltralpe.

Si è fatta notare l’assenza tra i nominati anche di “Platzspitzbaby” di Pierre Monnard, film ambientato nella scena della droga nella Zurigo anni ’90. Il film, apprezzato dalla critica, è uscito da poco in sala registrando più di sessantamila entrate in pochi giorni, tuttavia la casa di produzione C-Films non l’ha iscritto al Premio: motivo, come dichiarato dal produttore Peter Reichenbach ai colleghi della SRF, la poca rilevanza promozionale dell’evento, che si svolge in un periodo dell’anno dove alcuni film non sono ancora visibili in sala, al grande pubblico.

Tra i film più nominati, con tre candidature a testa, troviamo “Bruno Manser - Die Stimme des Regenwaldes" di Niklaus Hilber, film d’apertura dello scorso Zurich Film Festival, produzione costosa e successo al botteghino che si candida come miglior film, interpretazione maschile e montaggio. Tre candidature anche per “Baghdad in my shadow” del regista Samir, sulla diaspora irachena a Londra, e per l’ultimo lavoro di Micha Lewinsky, il “Moskau, Einfach!” che ha appena inaugurato le Giornate di Soletta.

Un certo malcontento è stato espresso invece, nelle scorse settimane, dagli autori di cortometraggi: quest’anno infatti la categoria non ha ricevuto nomination perché i film soddisfacenti, secondo i criteri di selezione, erano troppo pochi, pertanto non è stato nominato alcun titolo. Una petizione online e l’interesse di associazioni di professionisti del settore, come Pro-Short, si stanno muovendo per chiedere che vengano modificati alcuni criteri di selezione per la categoria dei cortometraggi, che a livello internazionale, secondo Swiss Films, godono di un’ottima reputazione.

Chiara Fanetti
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