Una scena di Torneranno i Prati
Una scena di Torneranno i Prati (01 distribution)

Una Berlinale in blu scuro

Boiatona bondage e grande cinema di un maestro

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DIARIO PUNTATA OTTO

Caro diario, che boiata.

Non pensare che sia il solito atteggiamento da critici che vanno ai festival e poi gettano liquame sul cinema commerciale. Questo qui è proprio degno di ciò che diceva Fantozzi (sbagliando) a proposito della celebre corazzata. Su twitter è già #cinquantasfumaturediniente e altre storpiature ironiche. Per carità, belloccissimo lui, Jamie Dornan, che ha l'espressività spugnosa di una quercia da sughero e la simpatia di un riccio di castagna. Certo, senza maglia è materia da far sospirare le adolescenti. Belloccina anche la figlia di Don Johnson e Melanie Griffith, Dakota, che probabilmente sussurra anche quando esulta allo stadio, pur di essere sensuale e introversa. 

A Berlino gli oggettini da Mr Grey non mancanco
A Berlino gli oggettini da Mr Grey non mancanco (RSI)

 

La quintessenza distillata dei dialoghi patetici l'ho cronometrata al minuto 81 del film: lui e lei si sono cinguettati addosso fin lì, senza mai arrivarne ad una. Mr. Grey le ha già mostrato la camera dei segreti, che non è quella di Harry Potter, ma quella dei suoi giochini bondage. Vuoi essere la mia schiava d'amore? Vuoi firmarmi un contrattino? Vediamo. Mo' ci penso neh? Poi però finalmente si rotolano – lei tra l’altro è illibata, pensa un po’ – e lui se la mette sulle ginocchia per sculacciarla. Spank spank spank. Per il secondo giorno ti regalo onomatopee, caro diario. Tre schiaffetti e poi la frase memorabile: "welcome to my world", benvenuta nel mio mondo. Ma anche no, grazie. Non tanto per via delle pratiche, che peraltro sono blando cinema erotico, patetico e fuori dal tempo. A sfruttarla meglio quella poteva essere la chiave almeno un po’ iconoclastica da giocare. Invece fa cadere le braccia proprio la deprimente prevedibilità di tutta ‘sta roba, che non rende credibili nemmeno da lontano i fantasmi del personaggio maschile e fa sbellicare dalle risate nelle continue smorfiette di quello femminile. Blu notte come il colore che prevale, quello in continua ricerca della skyline di Seattle, che forse fa molto imprenditoria d’avanguardia, new technology, catene di caffetterie e tutta quella roba lì.

 
 
 

Un blu notte rischiarato dalla neve e dalla luna piena è invece quello completamente opposto, come esito, emozioni, profondità, tutto, del nuovo film del maestro Olmi. Caro diario, il maestro Olmi è uno che quando ti prende la mano, con una stretta stranissima perché è malato da tanto tempo, ti butta addosso un’energia tutta particolare. Me la ricordo bene dall’ultimo incontro. A Berlino purtroppo non c’è, ma mi hanno confermato la stessa sensazione i suoi attori, Claudio Santamaria e Alessandro Sperduti.

Claudio Santamaria e Alessandro Sperduti
Claudio Santamaria e Alessandro Sperduti (RSI)

Li ha portati lassù sulle Dolomiti, nelle trincee della Prima guerra. E con loro ci andiamo anche noi. Ne abbiamo visti, di film intensi su quelle tragedie: Uomini contro, Un anno sull’altipiano, Orizzonti di gloria e così via. Ma questo Torneranno i prati ha qualcosa di speciale. Sono sfibrati, sfigati, umani e sfiduciati anche gli alti gradi, qui. O almeno lo è il maggiore interpretato da Santamaria, riluttante assassino di sottoposti. Non sono i fatti l’interesse di Olmi. È quello che sentono nel cuore le persone. E cavolo l’ho sentito anche io da spettatore. Succede quasi niente, come direbbero loro con accenti veneto-trentini, ma resti lì sospeso pure tu. Un incubo, filmato come un sogno.

Sapete che c’è? I due film sono nella stessa sezione: Berlinale Special. Proiezioni che spesso si svolgono quando anche Berlino tende al blu notte.

mz

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