Una zucchina piena di speranza

A Cannes tocca a un film d'animazione svizzero

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Quando gli si propone un paragone con Tim Burton, per il regista vallesano Claude Barras la cosa è evidente: l'autore di Nightmare before Christimas fa parte dei suoi punti di riferimento e nel realizzare le animazioni, con pupazzetti buffi dai grandi occhioni, ne tiene conto.

Il contesto della vicenda è problematico e parla di un bambino accolto in un foyer a seguito della tragica scomparsa della mamma alcolista. Sulla carta ci sarebbe di che tener lontano il pubblico dei più piccoli, invece Ma vie de courgette è un film perfetto per tutta la famiglia e riesce facilmente a coinvolgere bambini e adulti, grazie a una delicatezza, una dolcezza e un talento visivo degni dei grandi narratori per l'infanzia.

Il film di Barras è inserito nella Quinzaine des Réalisateurs di Cannes (proiezione il 15.5.) e fin dall'inizio è stato battezzato dal direttore della sezione autonoma come la migliore animazione di questa 69esima edizione del Festival.

Intanto il personaggino di Courgette sta piacevolmente invadendo la Croisette grazie ad una serie di raffigurazioni: sulla borse, sulle maschere-invito per il party del film, attraverso poster, cartonati e altro.
 

Sulla Croisette con la maschera di Courgette
Sulla Croisette con la maschera di Courgette (RSI)

L'intervista con il regista

(CLAUDE BARRAS) "Il film è partito dal libro, Autobiographie d’une courgette di Gilles Paris, che parla del punto di vista di un bambino che va in un foyer e vive con altri bambini in difficoltà. Si parla di come a poco a poco attraverso l’amicizia dei compagni e l’aiuto  degli adulti del foyer si ricostruisce una fiducia nella vita. Avevo voglia di dedicare il mio primo lungometraggio sull’infanzia, perché ci sono molte emozioni che si schiudono seguendo un bambino o proiettandosi nel suo personaggio, c’è sempre un bambino dentro di noi. Inoltre il soggetto È abbastanza vicino ad al¨cuni melodrammi che avevo amato io da bambino, come Heidi, Remi o I quattrocento colpi. Mi hanno molto segnato e avevo voglia di restituirli alla gioventù di oggi con un film un po’ diverso e un po’ più realistico delle animazioni dei nostri giorni."

(MARCO ZUCCHI) Parliamo del tratto grafico. Molti hanno evocato Tim Burton...

(CB) "Io sono illustratore come primo mestiere e ho fatto già 5 cortometraggi con Cédric Louis. La sceneggiatura e l’identità grafica risentono della nostra ammirazione nei confronti di Tim Burton, forse più per i primi suoi lavori che per opere più recenti, che sono un po' standardizzati. Era molto più selvaggio agli esordi. E poi ci sono tante altre cose, come l’animazione cecoslovacca degli anni '60 fatte in stopmotion con pupazzetti. E altro. È stato un lavoro a due sui personaggi, poi Cédric ha iniziato a fare documentari in tv e io ho continuato con Courgette, ma ci sono ancore le tracce del suo lavoro."

(MZ) Quali sono le tecniche utilizzate?

(CB) "L’animazione è fatta in stop motion immagine per immagine, tradizionale. Si spostano i pupazzi e si fotografa, 24 foto per secondo per dare l’illusione del movimento. È una tecnica particolare perché contrariamente alle tecniche digitali è molto esigente, non si può mai correggere, è come l’improvvisazione jazz dal vivo che può solo andare in avanti, giocare con in difetti, altrimenti bisogna ricominciare da capo. È una peculiarità dello stop motion, che mi piace perché ti pone in una realtà fisica, come le riprese di un film dal vivo. Poi per la scenografia, cieli eccetera, avevamo il bluescreen e immagini di sintesi. O composizioni fotografiche. Utilizziamo anche tecniche molto moderne. Ad esempio servivano teste molto leggere perché sono grosse e l’armatura che regge i corpi dei pesonaggi è piccola, quindi le abbiamo fatte con delle stampanti 3D, c’è un guscio vuoto all’interno. E le riprese sono fatte con apparecchi fotografici digitali. Quindi il melange di tecniche è totale."

(MZ) Con più set paralleli o in sequenza?

"In effetti facevamo 3 secondi al giorno per animatore e per starci in 10 mesi abbiamo lavorato con 10 animatori in parallelo. E cinque set per costruire le scenografie, preparare la luce. e gli animatori si spostavano sull’una e sull’altra. Il mestiere più folle che ho visto sul set è quello dei miei assistenti che dovevano ogni giorno organizzare questo balletto di incastri. Con pochi pupazzetti perché ognuno costava 15mila euro per la fabbricazione. Dovevano essere ogni volta vestiti, svestiti, ripreparati con un’organizzazione imporessionante."

(MZ) Nei titoli di coda ci sono alcune figure professionali che rendono il film curiosamente simile a quelli realizzati con attori in carne e ossa...

(CB) "Esattamente. Il pupazzo è in pasta da modellare. Le sculture le faccio io stesso con due assistenti. Poi c’è un responsabile della costruzione che taglia teste braccia gambe corpi armatura. Poi la costumista crea i costumi. Un pittore che crea i volti come un truccatore, poi bisogna continuamente cambiarli. È vero che le riprese somigliano a quelle di un film di fiction, ma tre secondi al giorno. Ma con un’energia molto dinamica."

La borsina del film
La borsina del film (RSI)

(MZ) Tornando alla trama, il film lavora molto sul concetto di senso di colpa: nella vita di questi bimbi non c'è solo il dramma, ma anche la sensazione che in fondo sia colpa loro se le cose vanno in una certa maniera...

(CB) "Sì, È difficile ma allo stesso tempo fa parte delle storie che ai bambini abbiamo sempre raccontato, nelle favole tradizionali e nei film, da Bambi ad altri, che parlavano delle tappe importanti, della morte, del dolore, preparando un po’ i bambini alla vita. Una cosa importante. E poi parla molto della nozione di famiglia. Cos’è la famiglia? Le persone che ci hanno generato o quelle con cui viviamo o gli amici? Parla di come passare da una all’altra senza generare rotture o dolore? Il film parla anche del fatto che si possono avere più famiglie. È moderno da questo punto di vista."

(MZ) L'uscita di Ma vie de Courgette è già garantita in vari paesi, giusto?

(CB) Sì, in Italia, in Belgio mi pare, si comincia a venderlo bene. Uscirà il 19 ottobre in Svizzera francese, tedesca e francia, da voi già in settembre

Marco Zucchi

 

www.rsi.ch/cannes2016

 

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