Il manifesto di Avengers Endgame (© Marvel Studios. All Rights Reserved)

Vendicatori al redde rationem

Nelle sale di tutto il mondo arriva come un turbine "Avengers Endgame"

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Si riparte dai toni millenaristici e dal senso di tragedia cosmica (metà delle forme di vita annientate dall’onnipotente Thanos) su cui l’anno scorso si era interrotto Infinity War, il terzo episodio degli Avengers.

In realtà però i titoli cinematografici del Marvel Cinematic Universe, tra personaggi singoli e incroci di truppe di supereroi, con questo nuovo film sono ben 22 negli ultimi 11 anni.

Se si sommano tutti, il budget complessivo veleggia intorno ai 4 miliardi di dollari. Per un incasso nei cinema mondiali che con Avengers Endgame è destinato a sfondare il tetto incredibile di 20 miliardi di dollari. Un investimento finanziario che ha dato un 400% di rendimento, insomma. Senza nemmeno considerare gli altri canali di fruizione e il merchandising. Niente male, ma bisogna saperlo fare.

La ricetta in questo caso ha consistito nel prendere un immaginario sconfinato - pieno di rivoli e diramazioni, di personaggi piccoli e grandi, di idee narrative fertili e di altre francamente abbastanza stupide - come quello fornito da decine di anni e migliaia di pubblicazioni Marvel, centrifugando il tutto per ottenere un succo dal buon sapore.

Per l’atto finale (solo per dire, perché ora la Marvel parte con la fase 4 e altri film) si resta in sala tre ore abbondanti, si ritrovano moltissime superstar di Hollywood - di cui alcune rese tali proprio da questa saga - pronte a spaccarsi la faccia e a svolazzare in giro in costume colorato dall’inizio alla fine. Da Robert Downey Jr. a Chris Evans, da Scarlett Johansson a Chris Hemsworth, da Mark Ruffalo a Brie Larson a tutti gli altri.

Vietato "spoilerare" troppo, naturalmente, anche se era già più o meno noto che durante questo episodio un paio dei personaggi principali sarebbero morti. Altri che erano morti in compenso rientrano dalla finestra e la gustosa citazione fatta a metà film, quando si nominano Terminator e Ritorno al futuro, risulta quantomai appropriata.

Tra gli ingredienti principali un marcato ritorno all'umorismo autoironico e autoreferenziale tipico della Marvel, temporaneamente abbandonato nell'episodio precedente. Fanno testo la "ventrazza" di un Thor sempre più simile al Drugo Lebowski, così come la battuta tra ragazze sulla dubbia sensualità di Star Lord-Chris Pratt: "L'alternativa era un albero".

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A proposito di ragazze, molti hanno fatto notare come a caratterizzare Avengers Endgame ci sia anche una marcata assunzione della lezione #MeToo, con addirittura una scena che esclude i maschi e mette in fila tutte le supereroine di fronte all'esercito del cattivo, in una battaglia finale che ha l’ambizione di rivaleggiare con quella del Signore degli Anelli.

Se qua e là, confrontandovi con questo universo narrativo frattale avete la sensazione che qualche snodo vi sfugga, non abbiate timore: a meno di essere dei "supernerd" è più che normale.

MZ
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