Mostra di Malina Suliman

Il Quotidiano di giovedì 12.05.2022

Il mondo visto da Malina Suliman

La celebre artista afgana è a Locarno per un'esposizione che aprirà i battenti il 15 maggio - L'abbiamo intervistata

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

Dal 15 maggio al 15 agosto il Museo Casa Rusca di Locarno accoglierà una mostra dedicata alla pittrice afgana di fama internazionale Malina Suliman. La RSI ha approfittato della sua presenza in Ticino per intervistarla.

“I miei genitori erano persone di larghe vedute. – racconta l’artista - Ma con l'avvento dei talebani hanno cominciato a dirmi chi dovevo essere, come dovevo vestirmi, che non potevo studiare né lavorare. Irretiti dal credo talebano, sono cambiati di colpo”.

Il richiamo dell'arte è però stato insopprimibile. Malina fugge in Europa, arriva ad Eindhoven, chiede e ottiene asilo. Oggi è una donna e un'artista libera. Ma anche il mondo occidentale, e in particolare quello dell'arte, può avere i suoi burka, le sue prigioni.

“Quando sono arrivata in Europa mi sono chiesta quale effetto avrebbe avuto sulla mia arte. – spiega - I miei lavori parlano tutti della situazione in Afghanistan e ho pensato che qui avrei potuto esprimermi liberamente. In realtà la mia opera ha una sensibilità diversa per cui non sono stata sempre capita né ho avuto le opportunità di esporre che pensavo di avere”.

Malina Suliman è nata a Kandahar nel 1990 ed diventata famosa in tutto il mondo per i suoi lavori di street art, in particolare, quelli che mostravano gli scheletri delle donne sotto il burka. Una feroce critica al governo del suo paese che in pratica voleva che le sue donne fossero tutte morte.

“Non è solo il governo ad "uccidere" le donne afghane ma tutta la società, le famiglie, il padri ma anche le madri che insegnano ai loro figli questa cultura. – racconta Malina Suliman - Non è solo una persona responsabile di questa situazione ma tutti. Il regime dei talibani ha portato questa mentalità ristretta nella nostra cultura ma non era così in passato”.

La mostra locarnese presenta istallazioni, video e i disegni per opere di street art. Una delle sale più coinvolgenti è quella intitolata "Turban as Symbol of Male Supremacy".

“Questa istallazione è una risposta alla supremazia dell'uomo. Mi sono detta: d'accordo mi neghi ogni diritto? Allora io prendo il tuo turbante, simbolo del tuo potere su di me, lo faccio a pezzetti e creo gli indumenti con i quali vestirmi. Vuoi nascondermi sotto i vestiti? Allora io coprirò il mio corpo con il turbante che simboleggia la tua mancanza di rispetto nei confronti”.

L'Afghanistan è in tutti i pensieri e in tutte le parole di Malina. Che rapporti ha oggi con il suo paese?

“L'Afghanistan sarà sempre nei miei pensieri, è nel mio sangue, è il mio sangue. – risponde Malina Suleiman - La mia relazione con il Paese è culturale, spirituale, ma anche politica. Non ho mai dipinto un mazzo di fiori o un paesaggio perché sono cresciuta nella guerra. Quindi la mia arte è politica o meglio pone domande alla politica e al passato”.

Quotidiano
Condividi