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Grandi eventi e strategie di lungo periodo

di Enrico Maggi

  • 18 December 2018, 12:20
  • Attualita
Grandi eventi e strategie di lungo periodo

Grandi eventi e strategie di lungo periodo

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Martedì 18 dicembre 2018 alle 12:20

Può capitare, a volte, che vi siano delle buone ragioni, che spesso oltrepassano quelle meramente economiche, che convincono i governi nazionali, locali o cittadini a dare il loro supporto all’organizzazione di grandi eventi. In questi casi, è lecito chiedersi cosa sarebbe utile considerare per poter prendere una decisione in merito? Recentemente, ad esempio, vista la rinuncia da parte di Zurigo di ospitare il Grand Prix di Formula E è tornato a circolare il nome di Lugano come possibile sostituta per il 2019. Nel 2020, infatti, il Municipio zurighese si sarebbe detto nuovamente disponibile.

Un approccio economico razionale - e condivisibile - prevedrebbe di esaminare e poi finanziare solo quegli eventi che si valuta generino i benefici netti maggiori. Tuttavia, questo tipo di analisi non sempre risulta facile e, spesso, al momento di prendere decisioni di questo tipo, si assiste alla proliferazione di approcci approssimativi fatti, ad esempio, di esagerazioni sull’ammontare dei ritorni e degli impatti economici o sottostime dei costi.

Non trattandosi solo del caso relativo ai bolidi elettrici, ma più di una tendenza generale riscontrabile ogni volta che si discute sulla possibilità di ospitare in Ticino eventi di una certa dimensione, sarebbe quantomeno auspicabile, fornire un quadro istituzionale chiaro. Sottolineare, quindi, i criteri, fornire le linee guida e definire i metodi per ottenere una rigorosa valutazione economica di ciò che si sta considerando. Gli strumenti tecnici, affidabili e relativamente oggettivi, ci sono e non sono ad esclusivo appannaggio del mondo accademico. Un approccio pratico, per misurare il risultato economico di un evento, che sarebbe percorribile quando modelli e dati non sono disponibili come spesso accade a livello di cantoni, regioni o città, raccomanda la valutazione esclusiva di tutte quelle spese “funzionali” dirette che non sarebbero avvenute se non vi fosse stato l’evento. Se da un lato, questo tipo di soluzione, non andrebbe a quantificare in modo esaustivo l’impatto economico dell’evento, dall’altro andrebbe a considerare un ottimo indicatore della rilevanza economica degli eventi e – soprattutto – garantirebbe, a chi prende le decisioni, la possibilità di confrontare oggettivamente tra loro le diverse opportunità in base ai medesimi parametri. Altrettanto importante sarebbe affiancare alle analisi ex ante delle accurate valutazioni ex post. Esercizio, quest’ultimo, che risulterebbe ancor più utile se svolto a livello nazionale vista la maggior casistica che si verrebbe a creare e che sarebbe di conseguenza messa a disposizione.

Quindi, piuttosto che cercare di inserire nelle valutazioni economiche degli eventi elementi quali il loro valore simbolico, l’aumento dell’orgoglio civico dei residenti, la capacità di aggregare e di dare lo slancio per un rinnovamento, allo scopo di gonfiare il computo dei benefici, sarebbe più coerente includere questo tipo di considerazioni in un discorso legato alla pianificazione delle attività e le strategie di promozione e sviluppo territoriale di lungo periodo. Avere un nuovo evento che, ad esempio, al pari del Festival del Film di Locarno, sia in grado di portare a livello internazionale il nome del Ticino sarebbe sicuramente interessante. Tuttavia, per incrementare la probabilità che si verifichino quei benefici sociali e culturali menzionati in precedenza bisognerebbe pensare ad un evento al quale legare il proprio nome per diversi anni.

In conclusione, senza voler esser troppo negativi, ma semplicemente realisti, non dimentichiamo che i franchi previsti per gli eventi si potrebbero spendere in molte altre attività. Un'analisi esaustiva dovrebbe dimostrare non solo che i benefici dello specifico caso sono positivi, ma anche che superano quelli degli usi alternativi, incluso quello più semplice: lasciare quei franchi nelle tasche dei cittadini. Lo stesso Keynes, in questo caso, sarebbe d’accordo.

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