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Investimenti cinesi: la paura è pessima consigliera

di Marco Salvi

Plusvalore
Lunedì 24 settembre 2018 alle 12:20

 

Negli ultimi anni il nazionalismo economico ha ripreso vigore in modo inatteso, e non solo negli Stati Uniti. La Svizzera, non disponendo di un vasto mercato interno, ha tutto da perderne; la sua prosperità dipende in modo fondamentale dall’apertura sui mercati esteri.

Nemmeno noi però siamo immuni dalla febbre protezionistica. Per esempio: è notizia di qualche giorno fa che il Consigliere Federale Schneider-Ammann starebbe valutando l’introduzione di controlli amministrativi sugli investimenti esteri. Si tratterebbe di creare un'autorità competente per il rilascio di autorizzazioni ad investire in certi settori considerati di interesse strategico. Nel mirino di Schneider-Ammann sono soprattutto i famigerati investitori cinesi, saliti alla ribalta dall’acquisto, avvenuto l’anno scorso, del gigante basilese Syngenta. Una scalata da 43 miliardi di franchi, pagati in contanti.

Ebbene, l’introduzione di una tale misura sarebbe a più di un titolo una pessima idea. Secondo i suoi fautori, Il filtraggio degli investimenti si giustificherebbe per motivi di sicurezza nazionale. Ma il legame tra nazionalità del proprietario e minaccia alla sicurezza del paese è molto tenue, e comunque non sufficiente a giustificare i costi di pesanti controlli burocartici. In passato si sono registrati casi di spionaggio anche in ditte puramente nazionali. Cyber attacchi alla rete elettrica sono possibili anche senza spendere miliardi per l’acquisto della rete stessa. E che senso avrebbe proibire a stranieri di investire nella rete di distribuzione del gas quando il 100% del combustibile è importato dall’estero?

Chi propone il controllo degli investimenti esteri, da un lato ne sopravvaluta l’efficacia, dall’altro sottovaluta i mezzi giuridici già oggi a disposizione delle autorità per far fronte a potenziali minacce – mezzi che in caso di forza maggiore permettono persino l’esproprio. Inoltre, già oggi l’investimento dall’estero è ristretto in numerosi settori, dall’immobiliare, a quello dei trasporti o dei media.

Infine, ci pare utile sottolineare l’importanza degli investimenti in provenienza dell’estero per la prosperità del nostro paese. In Svizzera si osserva un legame molto forte tra la quota di investimenti stranieri in un settore e il suo livello di produttività. Non è un caso se l’industria farmaceutica, il settore al momento più produttivo della nostra economia, sia pure tra quelli con la più alta percentuale di gruppi multinazionali esteri. Così, piuttosto che instaurare controlli di dubbia utilità, sarebbe semmai il caso di riflettere su come mantenere, o addirittura aumentare, l’attrattività della nostra piazza per gli investitori esteri.

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