Ticino e Grigioni

Come parlare di guerra ai bambini

Privazioni, paura, fame: usare i temi dei conflitti per insegnare ai più piccoli a comprendere la realtà

  • Oggi, 06:44
immagine
12:49

Come raccontare la guerra ai ragazzi

Prima Ora 04.03.2026, 18:00

Di: Prima Ora / LP 

Le guerre riempiono i telegiornali, le radio, i cellulari. E non passano inosservate ai bambini. La domanda che molti genitori si pongono è sempre la stessa: quanto raccontare? Cosa? Come?

Non esiste un’età giusta, ma esistono le parole giuste

“Quando i bambini pongono domande è giusto cercare di spiegare cosa sono i conflitti, cercando di proteggerli dalle immagini più violente, soprattutto quelle che riguardano le vittime”, ha dichiarato a Prima Ora il giornalista e inviato di guerra Toni Capuozzo, autore del libro “Cos’è la guerra, i conflitti spiegati ai ragazzi”. Ciononostante, è importante prepararli ad affrontare la realtà “con razionalità”: le tragedie della guerra, altrimenti, “lasciano spiraglio solo al panico, alla paura”.

Non esiste un’età precisa in cui un bambino è pronto a capire direttamente cos’è la guerra. “Ci sono dei concetti che, attraverso l’esperienza della guerra, possono essere trattati anche con i più piccini, senza far riferimenti espliciti”, spiega Ilario Lodi, responsabile regionale di Pro Juventute, intervenuto anche lui a Prima Ora.

Questi temi sono molti: la privazione, la paura, la fame, il terrore, “la non possibilità di poterti relazionare con chi vorresti”. Parlare di guerra diventa così un’occasione “per iniziare i bambini a quel processo di comprensione dell’assurdità che la guerra riassume”.

Il problema delle immagini

Uno dei nodi più delicati è l’esposizione alle immagini: le scene di guerra arrivano ovunque, spesso senza filtri. Il rischio, secondo Lodi, è che la ripetizione continua finisca per normalizzarle. “Nella loro costante riproposizione, il grave rischio è che queste immagini diventino una sorta di abitudine”, perdendo “la loro caratteristica di eccezionalità”.

La pedagogia non ha ancora una risposta definitiva. In linea di massima, sostiene Lodi, “la responsabilità del mondo degli adulti è quella di cercare di cogliere, laddove possibile, quegli aspetti che potrebbero essere utili per il bambino nella misura in cui lo mettono in un contesto di crescita”, un contesto accessibile grazie all’accompagnamento degli adulti.

Capuozzo, che ha lavorato per anni ai telegiornali della fascia serale, era consapevole che le famiglie guardassero insieme servizi sulla guerra: “Ho sempre messo nel conto che i miei figli potevano essere davanti al televisore. Ci vuole una delicatezza, senza per questo abbellire la realtà o tacere la verità, nei confronti di chi guarda, a cominciare dai bambini, ma anche di chi viene ritratto.”

immagine
02:33

Iran: la cronaca del quinto giorno di guerra

Telegiornale 04.03.2026, 20:00

rsi_social_trademark_WA 1.png

Entra nel canale WhatsApp RSI Info

Iscriviti per non perdere le notizie e i nostri contributi più rilevanti

Correlati

Ti potrebbe interessare