Il sistema giuridico svizzero ha delle fragilità che le mafie sfruttano a loro vantaggio. Ne è convinto il procuratore generale della Confederazione, Stefan Blättler, dopo che i recenti arresti a Roveredo di quattro persone accusate di associazione mafiosa, traffico di stupefacenti e riciclaggio ha dimostrato - non per la prima volta - la presenza di queste organizzazioni criminali anche sul suolo elvetico.
“Sono regole che sono fatte per cittadini ordinari, rispettosi della legge. Non è un errore, ma non dobbiamo dimenticare che i criminali trovano i mezzi per sottrarsi ai controlli e conoscono queste debolezze del sistema”.
Blättler pensa, ad esempio, alle regole sui permessi di dimora e ai meccanismi di scambio di informazioni tra autorità. “Sono debolezze che fanno sì, per esempio, che le indagini non possano essere concluse in tempo. Se non riceviamo tutte le informazioni da parte delle autorità amministrative, siamo nel buio”.
Anche Walter Schlegel, comandante della Polizia cantonale grigionese, ritiene che la normativa elvetica sia da rivedere e traccia un paragone con il terrorismo. “Sarebbe auspicabile che - come si accenna nella strategia nazionale sul tema - si faccia un po’ come si è fatto con la legge contro il terrorismo. Attualmente si sta elaborando una revisione a livello federale per facilitare e migliorare lo scambio di informazioni tra le polizie cantonali. Oggi c’è una lacuna, lo scambio automatico non è possibile e la polizia non ha le stesse armi dei criminali”.
Oggi, come segnalato dallo stesso Consiglio federale, è piu facile per inquirenti cantonali consultare i dati di polizie straniere, attraverso l’accesso alle banche dati Schengen, che non quelli di altre polizie svizzere.








