Anne Lévy, direttrice dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), commenta in un’intervista al SonntagsBlick la scelta di ordinare 61 milioni di dosi di vaccino anti-Covid nonché il caso Patrick Fischer, l’ormai ex allenatore della nazionale svizzera di hockey che quattro si era presentato alle Olimpiadi in Cina con un certificato Covid falso.
“All’inizio della pandemia c’era una forte concorrenza per l’approvvigionamento”, sottolinea la 54enne. “Non era chiaro quale azienda avesse i vaccini migliori. Immaginate se avessimo puntato su quello sbagliato o ne avessimo ordinati troppo pochi!”.
Nel dettaglio, 17 milioni delle dosi acquistate sono state inoculate in Svizzera e 8 milioni donate ad altri Paesi. La parte restante è stata in parte distrutta e in parte non ritirata, pur essendo stata pagata.
Il domenicale rileva che, così facendo, oltre il 70% delle dosi acquistate non è stato impiegato nella Confederazione. “La Svizzera ha perseguito una strategia orientata alla sicurezza, sia per quanto riguarda i vaccini che le loro quantità”, ribatte l’alta funzionaria. A ciò si aggiunge che, nella propria relazione di verifica, l’autorità di vigilanza del Parlamento ha concluso che si è agito correttamente: di fronte a una pandemia è preferibile ordinare troppo piuttosto che troppo poco.

Anne Levy in una fotografia di novembre 2025
Sul fronte giudiziario, fino all’inizio del 2026 la Confederazione si è vista recapitare 408 richieste di risarcimento per danni da vaccino. Di queste - riferisce Lévy - 300 sono state respinte dopo un primo esame, due sono state accolte e altre due rigettate, mentre le rimanenti sono ancora pendenti. In ogni caso la maggior parte della popolazione elvetica ha scelto di vaccinarsi: nel corso della pandemia lo ha fatto quasi il 70% dei cittadini, quota che tra gli over 65 ha superato il 90%.

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La vicenda Patrick Fischer
Sulla vicenda che ha coinvolto Patrick Fischer, allenatore della nazionale di hockey su ghiaccio poi licenziato, la direttrice dell’UFSP osserva che “volersi vaccinare o meno è una decisione personale”. Fischer, lo ricordiamo, nel 2022 si era presentato ai Giochi olimpici invernali di Pechino con un certificato Covid falso. “Avrebbe potuto partecipare alle Olimpiadi in Cina anche senza vaccinazione: sarebbe bastata la quarantena. Altri atleti lo hanno fatto”, conclude Lévy.

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