Verso ESC

Dalla rumba al metal: gli outsider di Eurovision ‘26

A Vienna risaltano per contrasto: tradizione, provocazione e chitarre elettriche

  • Oggi, 11:00
Simón (Armenia)

Simón (Armenia)

  • Imago / Anp
Di: Andrea Rigazzi 

Per affrontare il prossimo Eurovision Song Contest con la debita preparazione, in questa serie passiamo in rassegna gli artisti in gara e le loro canzoni, tra scelte artistiche e un minimo di bio, che non guasta mai.

Outsider all’Eurovision è chi cerca strade diverse rispetto alle formule più collaudate della ballad e del pop danzabile: spuntano così scariche metal, sonorità tradizionali lucidate con la cera della contemporaneità e approcci sopra le righe rispetto alla media del concorso. Un rischio artistico, ma anche un’onestà espressiva da preservare, seppur nei margini della canzone pop.

Facciamo quelli scolastici: partiamo dalla A di Albania e del suo concorrente, Alis. Nân (“Madre”) è un brano energico, in cui i motivi della musica tradizionale sono elevati a una dimensione da arena dai cori stile Carmina Burana. Una soluzione che amplifica il tema del pezzo, incentrato sul distacco madre-figli, sull’esperienza dell’emigrazione: un testo che il cantautore di Scutari carica di intensità drammatica assumendo il punto di vista della genitrice.

L’Armenia risponde con Simón e la sua Paloma Rumba. Che è danzabile, sì, ma non secondo i canoni eurodance: la proposta dal cantante e danzatore armeno si muove attorno sonorità electro di un certo peso, che guardano a Oriente. La ripetitività del motivo - traduzione in musica dei ritmi di lavoro 9-17 qui messi in discussione, respinti - viene sconvolta da accelerazioni e parole lanciate come slogan. Immaginiamo che sul palco le qualità coreografiche dell’interprete faranno il resto.

Dalla Croazia, Lelek con i loro cori ci portano in una dimensione epica, quasi esoterica con Andromeda. Un luogo lontano e desiderabile dove rifugiarsi: è il concetto con cui il collettivo croato affronta il trauma delle guerre nei Balcani. Nell’incedere solenne c’è un atto di accusa verso i «traditori» che traggono vantaggio dalle guerre. Un testo e una messa in scena che hanno già suscitato polemiche.

Stemperiamo allora con Satoshi, artista moldavo che celebra il ritorno del paese all’Eurovision con Viva, Moldova!. Il titolo potrebbe richiamare il luccicante Elvis in Vegas, ma qui siamo da tutt’altra parte: a brillare sono le danze tipiche, che montano un motore dance-rock acquistando un certo tiro. È il telaio su cui rimbalza un esperanto che mescola lingua madre, italiano, francese, spagnolo e inglese, con un preciso intento: mostrare che la Moldova è piccola, ma ben inserita in Europa.

Il metal è la cifra dominante nell’altra rentrée (assieme anche alla Bulgaria): la Romania presenta Alexandra Căpitănescu. Choke Me è una canzone su come aspettative e pressione possano schiacciarci, toglierci l’aria, appunto. Al grintoso ritornello e ai vocalizzi da opera lirica il compito di rilasciare le tensioni accumulate.

Artigli e grandi mantelli neri sono il vampiresco biglietto da visita mostrato da Lavina, il concorrente serbo. In una Kraj Mene (“Accanto a me”) che brucia di desiderio, risuonano chitarre elettriche cupe, minacciose; il ruggito con cui la voce aggredisce l’ultima parte trascina definitivamente il brano dentro atmosfere inquiete.  

In nome dell’amicizia intercontinentale, neanche quest’anno mancherà l’Australia. Brillano le arpe in Eclipse, legata dalle note di pianoforte di Delta Goodrem. Un pop ritmato e vivace con rifiniture attente ai minimi particolari.

Costruzione da pop “maturo” anche per Eva Marija, concorrente del Lussemburgo che intona il suo inno a Mother Nature. La cantautrice e violinista di origini slovene si misura con un formato lontano dalle sue origini jazz-folk.

Infine, un paio di note da parte di chi scrive.

Dopo aver curiosato per scrivere uno di questi articoli, l’algoritmo ha cominciato a “buttar fuori” tutte le segnalazioni di possibili scopiazzature. Vale la pena ricordare che il pop europeo vive di contaminazioni con ciò che succede nei grandi circuiti globali: impossibile non incappare in formule già praticate. In fondo la musica, almeno oggi, è l’elemento centrale ma non l’unico dello spettacolo Eurovision.

Piuttosto, sembra che quest’anno manchi un po’ di ironia, specie nella sua declinazione autoironica: peccato, se pensiamo che solo un anno fa avevamo Espresso Macchiato e Bara Bada Bastu a portare qualche bollicina.

L’Eurovision in tivù alla RSI

-LA2, 5 maggio, ore 22.15: showcase di Veronica Fusaro

-LA1, 12 e 14 maggio, ore 21: semifinali in diretta;
16 maggio, ore 21: finale in diretta dalla Wiener Stadthalle

LEGATO A “IL MATTINO DI RETE TRE” DEL 22.04.2026, ORE 7.30

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