Uno degli animali simbolo delle Alpi è sicuramente lo stambecco. Presente su bandiere, stemmi, cartoline, immagini di vallate montane e molto altro, lo stambecco alpino (Capra ibex) è uno di quegli animali la cui presenza sulle Alpi oggi è considerata abituale. Ma non è sempre stato così.

Natura ora tra stambecchi e camosci
Prima Ora 01.05.2026, 18:00
Un tempo diffuso in tutto l’arco alpino, in Svizzera fu spinto all’estinzione nel XIX secolo a causa della caccia intensiva. Non era soltanto la carne a renderlo preda ambita, ma anche il valore simbolico e quasi mitologico attribuito alle sue corna e ad alcune parti del corpo, ritenute dotate di molte proprietà curative. La pressione umana, cresciuta anche grazie all’avvento delle armi da fuoco, fu tale da cancellarlo completamente dal territorio elvetico e da quasi tutte le Alpi. In Svizzera, l’ultimo esemplare fu abbattuto in Vallese nel 1809. Fu salvato solo nell’attuale Parco nazionale del Gran Paradiso, che allora era una riserva di caccia di re Vittorio Emanuele II.
La Svizzera chiese quindi di poter ottenere alcuni stambecchi da questa riserva, ma dopo alcuni tentativi ufficiali infruttuosi, le autorità elvetiche decisero di procedere in altro modo, ingaggiando dei bracconieri per rubare alcuni stambecchi dal parco del sovrano d’Italia. Detto fatto, il contrabbando iniziò nel 1906. Gli stambecchi importati illegalmente furono trasportati nel parco faunistico Peter und Paul di San Gallo per allevarli e farli riprodurre.
Dopo alcuni anni, il 19 giugno del 1920, sette stambecchi provenienti dall’allevamento di San Gallo furono rilasciati nel Parco nazionale svizzero, permettendo così a questo iconico animale di tornare a popolare il territorio elvetico.
Nel 2006, a cento anni dal furto degli stambecchi italiani, la Svizzera decise di saldare il suo debito e, in collaborazione con le autorità italiane, riconsegnò quaranta stambecchi all’Italia. Alcuni di questi animali, come illustrato dal servizio di Davide Conconi andato in onda a Etabeta, provenivano anche dal Ticino, in particolare dalla zona di Robiei.

Stambecchi Etabeta
RSI Info 05.05.2026, 10:08
Dalla prima reintroduzione nel Parco nazionale svizzero e dopo altre reintroduzioni negli anni ’20 del secolo scorso, una delle specie più emblematiche delle Alpi è cresciuta e si è installata bene, tanto che in Svizzera si contano oggi circa 20’000 esemplari. In Ticino le stime parlano di un migliaio di stambecchi, mentre nel Parco nazionale svizzero ne vivono circa 300. Tenendo conto che sono tutti individui che derivano dai primi animali rubati nel Parco del Gran Paradiso si tratta di un ottimo risultato, che nasconde però una minaccia: la scarsa variabilità genetica.
Tutti gli individui attualmente sulle Alpi provengono da un piccolo gruppo di stambecchi del Gran Paradiso. Questa situazione è definita, a livello genetico, un collo di bottiglia e ha importanti conseguenze. Ad esempio, comporta la perdita delle maggior parte della variabilità genetica e quindi della capacità della specie di adattarsi a cambiamenti, come l’insorgere di malattie.
Se gli individui di una popolazione sono molto diversificati tra loro a livello genetico, la probabilità che vi sia qualche individuo in grado di resistere ad un’eventuale infezione è maggiore. Se, al contrario, la variabilità è molto bassa (come nel caso dello stambecco) le probabilità sono poche e questo può rappresentare un grande rischio per la popolazione. Per questo motivo, lo stambecco è monitorato a livello genetico in tutte le Alpi, anche in Svizzera, come succede ad esempio all’Università di Zurigo.

Oltre alle sfide genetiche, lo stambecco, deve affrontare anche le sfide climatiche. Il riscaldamento globale sta trasformando rapidamente l’ambiente alpino: la linea della vegetazione si sposta verso l’alto, i ghiacciai arretrano, la copertura nevosa diventa meno prevedibile e questo significa una ridefinizione degli habitat.
Inoltre, lo stambecco non è in grado di regolare efficacemente la temperatura del proprio corpo. Ciò significa che, quando fa troppo caldo, deve salire di quota per trovare la temperatura ideale. Ma in alto, i pascoli sono meno ricchi e offrono un’alimentazione di minor qualità.
Ecco quindi che questi animali, simbolo di forza e di adattamento all’ambiente alpino, devono far fronte a nuove sfide, diventando indicatori sensibili di un cambiamento più ampio. Osservare un branco di stambecchi stagliarsi contro il cielo non è soltanto emozionante, ma funge anche da promemoria, rammentandoci la capacità della natura di resistere e la responsabilità umana nel preservarla.






