Svizzera

Giovani malati di social, la politica non scrolli le spalle

A Modem Giorgio Fonio difende il divieto delle piattaforme sotto i 16 anni, mentre per Lorenzo Quadri il ruolo educativo della famiglia resta centrale - Ma quanto stanno i ragazzi sullo smartphone?

  • 2 ore fa
Social media e telefoni sotto l'occhio della politica
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Telefonini: allarme Social  

Modem 04.06.2026, 08:30

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Di: Modem - Luca Fasani / Spi 

Il dibattito sull’uso degli smartphone e dei social media da parte dei giovani è quanto mai acceso in Svizzera, con la politica federale e l’opinione pubblica divise tra la necessità di interventi legislativi. A Berna si sta, ad esempio, discutendo se e come imporre alle piattaforme social la rinuncia ai trucchetti che creano dipendenza (dallo scroll infinito agli algoritmi ultra personalizzati). Un tema discusso mercoledì al Consiglio degli Stati, che è stato affrontato nell’odierna puntata di Modem con ospiti i consiglieri nazionali Giorgio Fonio (Il Centro), favorevole a restrizioni severe, e Lorenzo Quadri (Lega), più prudente sull’introduzione di divieti.

Ma fino a che livelli può spingersi l’abuso di smartphone? Giacomo Richina, educatore per il sostegno pedagogico in diverse scuole medie ticinesi, in un’intervista registrata, ha fornito alcuni numeri dal suo personale lavoro sul terreno: “Ci sono ragazzi che lo usano in media per 2-3 ore al giorno e da quello che mi dicono è perché hanno dei blocchi. Sui dodici allievi che seguo la metà presenta un utilizzo compreso tra le 6 e le 9 ore al giorno. Già in questi casi c’è chi chiede aiuto. Ma in questi anni ho incontrato anche un paio di situazioni con medie tra le 12 e le 14 ore al giorno”.

Ma torniamo alla Camera dei Cantoni, dove mercoledì è stata accettata la mozione della consigliera agli Stati Andrea Gmür‑Schönenberger (Il Centro), che vuole intervenire contro i meccanismi fatti apposta per incollare i giovani agli schermi dei telefonini. Da parte sua Lorenzo Quadri ha osservato come, pur auspicando un possibile intervento, “il ruolo educativo della famiglia debba rimanere centrale” e non possa essere delegato né allo Stato, sotto forma di divieti, né alla scuola, sotto forma di ulteriori compiti. A suo avviso emerge anche una contraddizione: da un lato si utilizzano i social per raggiungere i giovani, dall’altro si vorrebbe limitarli, segno che “un po’ di coerenza ogni tanto non guasterebbe”.

Fonio ha invece richiamato l’attenzione su dati concreti: “Circa il 10% dei giovani in Svizzera presenta un utilizzo problematico dei social”, con effetti particolarmente evidenti tra le ragazze, esposte a modelli dannosi per la salute. Pur riconoscendo i limiti delle esperienze estere recenti, ad esempio l’Australia che ha vietato l’uso dei social agli under 16 ma ha assistito a un travaso su altre piattaforme, ritiene che “la salute dei giovani che utilizzano precocemente smartphone e social è peggiorata”, e che serva un intervento politico accanto alla responsabilità dei genitori. Loro è la responsabilità, ma i genitori, ha sottolineato Fonio, “non ce la fanno più”, rendendo un intervento politico “assolutamente necessario per cambiare anche qualcosa di culturale nella nostra società”. La sua proposta di approccio è duplice: “Proibire sotto i 12 anni lo smartphone e sotto i 16 anni l’utilizzo di social media e parallelamente aumentare quelle che sono le competenze digitali dei nostri ragazzi”.

Quadri ha insistito invece sulla prudenza verso i divieti: “Non è detto che vengano rispettati e spesso possono essere aggirati”, soprattutto nel digitale. Ha ricordato poi come analoghe paure in passato riguardassero televisione e videogiochi, sostenendo che i problemi “non si risolvono vietando, ma con la consapevolezza”, anche per evitare raccolte invasive di dati personali.

Per il consigliere nazionale leghista c’è inoltre il rischio di un “effetto rebound” con i divieti, che potrebbero rendere i social ancora più attrattivi. Ha inoltre evidenziato che “escludere i giovani dai social, comunque, può anche comportare la loro esclusione da opportunità di formazione, informazioni e sostegno”.

Ma la Svizzera sarebbe in grado di imporre qualche limitazione alle piattaforme digitali globali? “Io credo di sì - ha detto in conclusione Giorgio Fonio - anche perché se non lo dovesse fare la politica federale alla fine in qualche modo lo farà il popolo. Adesso stiamo raccogliendo le firme per l’iniziativa internet che si concentra principalmente su quelle che sono le Big Tech nella gestione degli algoritmi che influenzano non solo le nostre scelte quali consumatori, quali giovani, ma anche il processo democratico”. 

Il quadro d’insieme potrebbe essere più nitido il prossimo anno quando il Dipartimento federale degli interni pubblicherà un rapporto sulla questione dei social ai minori di 16 anni.

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