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Iran: regime e popolo, due realtà opposte

La giornalista tedesco-iraniana Natalie Amiri al True Story Festival di Berna analizza la situazione in Medio Oriente e la repressione in Iran

  • 55 minuti fa
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Iran, l'opinione della giornalista Natalie Amiri

Telegiornale 06.06.2026, 20:00

Di: Telegiornale/Diem 

La situazione in Medio Oriente continua a preoccupare il mondo intero. Al True Story Festival di Berna, la giornalista tedesco-iraniana Natalie Amiri ha offerto uno sguardo approfondito sull’Iran, paese in cui ha vissuto e lavorato per anni. Volto autorevole dell’emittente tedesca ARD, ha scritto diversi libri di successo sul Medio Oriente. Il suo ultimo lavoro, “Der Nahost-Complex”, esamina le diverse prospettive di israeliani, palestinesi, curdi e iraniani.

“Per spiegare l’Iran credo sia importante una distinzione: il regime non ha nulla a che fare con la popolazione”, ha spiegato Natalie Amiri ai microfoni del Telegiornale RSI. “Il regime si può paragonare alla Corea del Nord e la popolazione alla Corea del Sud”.

Il più grande potenziale dell’Iran risiede nel suo popolo, sempre più represso. Dopo recenti eventi che hanno scosso la regione, il regime si è ulteriormente radicalizzato.

“Credo che l’Occidente non capisca quasi nulla dell’Iran perché questo regime ha fatto di tutto affinché venisse trasmessa un’immagine falsa”, ha sottolineato la giornalista. “Quando si parla di Iran si pensa sempre al programma nucleare, alla distruzione di Israele e via dicendo”.

Riguardo alla situazione attuale con gli Stati Uniti, la 48enne che dopo aver diretto lo studio ARD a Teheran oggi lavora in quello di Tel Aviv, ha tracciato un quadro senza vincitori: “Ci troviamo in una situazione con solo dei perdenti. O più che altro senza vincitori occidentali. Se c’è qualcuno che vince è lo stesso regime di Teheran, perché non hanno perso e questa di per sé è una vittoria”.

La grande sconfitta è ancora una volta la popolazione, schiacciata tra l’apparato repressivo interno e gli attacchi esterni. “C’era speranza inizialmente”, ha ricordato la giornalista. “Ma poi l’umore è cambiato, anche dopo le dichiarazioni di Trump. La popolazione si è sentita abbandonata. La delusione è grande”.

La presenza di Natalie Amiri a Berna si inserisce nel quadro del True Story Festival, lanciato nel 2019 dall’omonima fondazione per dare voce ai giornalisti che in tutto il mondo si battono per la verità. Rocío Puntas Bernet, co-fondatrice del festival, ha sottolineato l’importanza di questo evento: “Più che mai, credo, perché non sappiamo bene cosa sia la verità e cosa no, e con il giornalismo abbiamo la sicurezza che tutto sarà già verificato e possiamo fidarci dei professionisti”.

Il True Story Festival si propone di rafforzare il ruolo dei media in un periodo in cui il giornalismo è sotto pressione in tutto il mondo, tra restrizioni alla libertà di stampa, strumentalizzazione politica ed economica e frammentazione digitale.

I vincitori dei True Story Award 2026

Il True Story Festival si è aperto venerdì sera con la cerimonia di consegna dei True Story Award 2026 che premiano i reporter coraggiosi di tutto il mondo che danno impulsi decisivi per la formazione dell’opinione pubblica nei loro Paesi d’origine.
Nella categoria “Giornalismo investigativo” si sono imposti Hoda Osman ed Emma Graham-Harrison per il loro articolo La famiglia di Gaza fatta a pezzi dai cecchini dell’IDF di Chicago e Monaco, pubblicato su Arab Reporters for Investigative Journalism e The Guardian.
Il premio “Storia Vera” nella categoria “Impatto” è stato attribuito a Sameh al-Laboudi per La trappola di Kalamata: centinaia di migranti annegano sulla strada per l’Europa, pubblicato su Al-Manassa.
Martín Caparrós per il suo reportage SLA: La Condanna, pubblicato su El País, ha invece ottenuto il primo nella categoria “Narrazione”:

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