Un ticinese potrebbe leggere questa frase senza battere ciglio. Forse sarebbe incuriosito dall’argomento di cui parliamo oggi, non riuscendo a intuirlo. Un italiano, magari nemmeno residente in Ticino, resterebbe invece interdetto. “Ma questo non è italiano!” potrebbe esclamare. Eppure, la frase è per molti perfettamente comprensibile. Semplicemente, non è italiano standard.
Mi rivolgo ai primi: sapevate che in questa frase, apparentemente normalissima, si nascondono ben tre elvetismi? O forse sarebbe più corretto chiamarli ticinesismi, visto che appartengono all’italiano regionale della Svizzera italiana.
La lingua che parliamo quotidianamente in Ticino porta i segni del nostro contesto plurilingue. È un italiano modellato dal contatto con il tedesco, il francese e dal sostrato dialettale, ricco di espressioni autoctone che oltreconfine possono suonare bizzarre, se non addirittura scorrette. Ed è proprio qui che nasce un dubbio: stiamo commettendo un errore oppure no?
Alcuni elvetismi sono facilmente riconoscibili. Parole come “bilux”, “natel” o “trottinette” tradiscono subito una provenienza diversa da quella italiana. In altri casi, gli elvetismi possono mimetizzarsi maggiormente e individuarli potrebbe essere difficile. Termini come “modina”, “classatore” o “bucalettere” fanno parte del nostro lessico quotidiano e adottano una veste perfettamente italiana, ma in Italia non si usano o non esistono affatto.
Natel o Bilux
Diderot 16.04.2019, 17:48
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Torniamo allora alla nostra frase iniziale e scomponiamola con un po’ di attenzione. Partiamo da “posta”. Per chi è cresciuto in Ticino, “prendere la posta” significa, semplicemente, prendere il bus. Questo perché la Posta non è soltanto l’ente che distribuisce lettere e pacchi, ma un’azienda che gestisce una parte importante del trasporto pubblico, soprattutto nelle regioni periferiche. È quindi naturale che il nome sia diventato, per estensione, sinonimo del mezzo stesso. Ma se pronunciassimo questa frase a Palermo o a Milano, il nostro interlocutore penserebbe che stiamo andando a controllare la cassetta delle lettere o, per restare in tema, la “bucalettere”.
Secondo elemento: “la meteo”. In Ticino il termine è spesso usato al femminile, probabilmente per influsso del francese, dove “la météo” ha genere femminile. Questo tratto è passato nel nostro italiano regionale. In Italia, invece, “il meteo” è maschile se indica le previsioni del tempo. Il femminile rimane legato alla parola “meteorologia”, la disciplina scientifica che studia i fenomeni atmosferici, ma non viene abbreviato.
Infine, “a dipendenza di”, utilizzato in senso di “a seconda di” o “in base a”. È forse l’elvetismo più insospettabile, perché pochi lo percepiscono come tale. Compare senza problemi anche in contesti molto formali o istituzionali, segno di quanto sia radicato. Eppure, si tratta a tutti gli effetti di una locuzione regionale, al pari di “scottex”, marchionimo diffuso per intendere la carta da cucina, o “buvette”, parola utilizzata per denominare un bar o una caffetteria. L’origine del costrutto “a dipendenza di” non è del tutto chiara, ma la sua diffusione è tanto ampia e trasversale, quanto poco conosciuta nella sua accezione regionale.
È forse importante sottolineare una cosa: il nostro modo di parlare non è una copia imperfetta dell’italiano standard, un “italiano inferiore”, bensì una varietà diatopica con caratteristiche proprie e una sua dignità. Non sono errori, sono tratti locali. La differenza sta nella consapevolezza. Sapere che si tratta di ticinesismi ed elvetismi ci permette di usarli con naturalezza e di scegliere, se necessario, una forma più neutra e vicina allo standard. È anche così che si protegge una varietà linguistica: riconoscendone le particolarità e utilizzandola con cognizione.
Un’incursione nei “ticinesismi” e negli “elvetismi” per capire come parliamo
La consulenza 24.05.2016, 13:00
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