Società

Dai meme alle idee di estrema destra 

Alt-right pipeline: come contenuti apparentemente innocui possono trasformarsi, attraverso algoritmi e community, in un percorso graduale che accompagna gli utenti verso visioni sempre più polarizzate 

  • Un'ora fa
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Di: Giulia Apollone  

Negli ultimi anni l’espressione alt-right pipeline si è affermata come una delle lenti per interpretare i processi di radicalizzazione politica in rete. Il concetto è piuttosto semplice: l’estremismo raramente nasce all’improvviso. Piuttosto, prende forma attraverso un percorso progressivo, fatto di contenuti e ambienti digitali (spesso senza che l’utente ne sia pienamente consapevole) da posizioni mainstream a visioni sempre più estreme.

Secondo la formulazione più diffusa, questa “pipeline” descrive un tragitto in cui l’esposizione iniziale a contenuti apparentemente moderati (come, per esempio, le critiche al “politically correct”) può evolvere, passo dopo passo, verso contesti ideologicamente più radicali, fino ad arrivare all’estrema destra. A facilitare questo passaggio contribuisce la struttura delle piattaforme digitali: gli algoritmi, progettati per massimizzare l’attenzione e l’engagement, tendono a suggerire materiali affini a quelli già visualizzati, ma spesso più marcati, più divisivi.

Alcune ricerche empiriche, basate sull’analisi di grandi volumi di dati – centinaia di migliaia di video e milioni di interazioni – hanno messo in luce una dinamica coerente con questa ipotesi: una parte significativa degli utenti che inizialmente fruisce di contenuti “intermedi” (come quelli legati all’alt-lite o all’intellectual dark web) finisce nel tempo per entrare in contatto con contenuti apertamente riconducibili all’alt-right. Non si tratta di una transizione brusca, ma di un movimento graduale, quasi impercettibile.

Eppure, ridurre questo fenomeno a una semplice questione algoritmica sarebbe limitante. Diversi studi sottolineano infatti una dimensione psicologica più profonda. Il processo di radicalizzazione viene spesso descritto in tre fasi: normalizzazione, acclimatazione e deumanizzazione. In principio, certe idee appaiono innocue o persino ironiche; poi diventano familiari; infine, possono trasformarsi in convinzioni rigide e, nei casi più estremi, giustificare atteggiamenti violenti. Linguaggi come i meme e la provocazione giocano qui un ruolo chiave: abbassano le difese critiche, rendendo accettabili contenuti che, in altri contesti, verrebbero immediatamente respinti.

Nel dibattito contemporaneo, una figura spesso citata è quella di Andrew Tate. Ex kickboxer e oggi influencer globale, Tate costruisce i suoi contenuti attorno a temi come la mascolinità, il successo e il potere, proponendo modelli iper-competitivi e dichiaratamente misogini. La sua enorme diffusione su piattaforme come TikTok e YouTube gli permette di intercettare un pubblico giovane, spesso in cerca di riferimenti identitari. In molte analisi, Tate non rappresenta l’inizio del percorso, ma una fase più avanzata della pipeline, in cui le narrazioni diventano più esplicite e radicali.

Prima di arrivare a questi stadi, il percorso passa spesso attraverso spazi più ambigui. Podcast e creator molto popolari (come Joe Rogan) vengono talvolta descritti come gateway, ovvero punti di accesso: contesti in cui intrattenimento e discussione si intrecciano e in cui voci controverse convivono con figure mainstream. Anche commentatori come Jordan Peterson - tra i più noti per le sue posizioni controverse su temi come identità di genere e cambiamento climatico - vengono spesso collocati in questa zona intermedia: non figure apertamente estremiste, ma capaci di legittimare determinati argomenti, contribuendo così a spostare progressivamente i confini del dibattito pubblico.

Il tema della alt-right pipeline può sembrare scontato, forse addirittura banale, ma riguarda potenzialmente tutti. Se un tempo era più raro finire in una sequenza di contenuti sempre più radicali, oggi gli algoritmi favoriscono proprio questo effetto. Per questo è importante (soprattutto per i più giovani) sviluppare un consumo consapevole dei social, riconoscendo i meccanismi che possono orientare, anche in modo sottile, le nostre opinioni.

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Social a processo

Alphaville 30.04.2026, 11:45

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  • Mattia Pelli

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