Letteratura

R come Rambo o come Reagan?

Storia di un libro riscritto per “arruolarlo” nelle strategie comunicazionali del nuovo corso patriottico e machista della politica statunitense degli anni Ottanta del XX secolo

  • 22 marzo, 10:00
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Di: Romano Giuffrida  

Riecheggiando uno slogan dei Weatherman, organizzazione dell’estrema sinistra che negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso compì diversi attentati negli States contro la guerra in Vietnam, lo scrittore canadese David Morrell (1943) si pose la domanda: cosa succederebbe se portassimo la violenza scatenata in Vietnam nelle strade americane?

Morrell nel libro Primo sangue del 1972, affidò la risposta a un giovane di nome Rambo. Veterano del corpo speciale dei Berretti Verdi congedato e rimpatriato, Rambo arriva con l’autostop in una cittadina del Kentucky. Lì, per gli abiti trasandati, la folta barba e i capelli lunghi, l’ex militare viene accolto con sospetto dal capo della polizia locale che lo arresta senza motivo sottoponendolo a umilianti prevaricazioni. La reazione di Rambo è violentissima e per fuggire usa tutte le tattiche di guerriglia imparate in Vietnam facendo strage di poliziotti e membri della Guardia Nazionale che lo braccano.

Il romanzo di Morrell, negli anni Settanta non riuscì a trovare un produttore disposto a trasformarlo in un film e attori che accettassero di interpretare il ruolo del protagonista. Il perché è facilmente comprensibile.

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In Vietnam, l’esercito USA ebbe una vera e propria débâcle con oltre 58 mila militari americani uccisi (nonostante la morte di circa 3 milioni di vietnamiti, tra militari e civili). Ciò rappresentò il crollo del sogno yankee di onnipotenza: un vero trauma collettivo da rimuovere al più presto. A rendere impossibile la realizzazione del film, c’era poi il fatto che per anni i media avevano puntato l’attenzione sul fallimento militare e ciò fece apparire gli oltre 270 mila reduci come i “veterani sconfitti”, ossia coloro che avevano affossato l’onore militare USA.

In un clima sociale così umiliato e ferito, un Rambo cinematografico nichilista come quello immaginato da Morrell che alla fine si trova costretto a constatare che “a casa” non c’è più posto per lui, sarebbe stato quindi una mina vagante dagli esiti imprevedibili.

Paradossalmente, e quasi a dimostrare la tesi che fu del filosofo Louis Althusser (1918-1990), ossia che la cinematografia può diventare addirittura un Apparato Ideologico di Stato, sarà la vittoria alle elezioni presidenziali del 1981 di Ronald Reagan con il suo slogan Let’s Make America Great Again a permettere a Rambo di diventare un eroe... holliwoodiano. Ed è infatti con l’obiettivo di rendere l’America di nuovo grande che l’attore Sylvester Stallone, che si definiva un patriota e lodava Reagan «per aver riportato l’orgoglio in America», decise di interpretare Rambo e ridare dignità ai veterani trasformando la vergogna del Vietnam in una sorta di catarsi nazionale.

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La fanteria dei marine statunitensi si riversa in un villaggio vietcong vicino a Da Nang, in Vietnam (1965)

Cinquant’anni dalla fine della Guerra del Vietnam

Millevoci 30.04.2025, 09:30

  • Keystone
  • Axel Belloni e Marcello Fusetti

Prima di tutto lo “ridisegnò”: gli diede un nome, John, John Rambo, che lo rese familiare come il vicino di casa e, nel contempo, da macchina per uccidere lo trasformò in un uomo fragile, un veterano traumatizzato che, nella sua fuga cerca di non uccidere nessuno e ferisce i suoi inseguitori solo per metterli fuori gioco.

In una delle più fantasiose trasposizioni trasformiste di un romanzo in un film (Stallone cambiò anche il finale previsto dal racconto), Rambo diventò così (pure nel look esibito sullo schermo), una sorta di Che Guevara (ideologicamente di segno opposto però), che lancia un grido di dolore per i veterani rinnegati in patria e che combatte a favore della rivoluzione reaganiana per risollevare lo spirito americano dopo gli anni bui del Vietnam e di quel nuovo cinema hollywoodiano che nel decennio precedente aveva dato troppo spazio a trame disfattiste.

Reagan ne fu entusiasta: non solo in più di un’occasione usò Rambo come metafora della forza americana contro i nemici esterni, ma elesse Stallone a simbolo del nuovo corso americano. Stallone “ringraziò” dando vita alla “saga” di Rambo e impegnandolo per quasi quarant’anni in ben cinque film, contro tutti i nemici degli USA (comunisti, terroristi islamici, ecc.), l’ultimo dei quali è Rambo: Last Blood addirittura del 2019. La saga è terminata? Con Hollywood: mai dire mai, però anche se lo spirito Make America Great Again è tornato in auge, è difficile immaginare un altro Rambo sugli schermi: Stallone il prossimo luglio compirà ottant’anni...

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