Fino al 10 agosto, Casa Colmanicchio ospita la mostra Dialoghi di luce, acqua, roccia e bosco di Pierre Pedroli. A 1340 metri di altitudine, immerso nella quiete di Cardada tra montagna e lago, si sviluppa un percorso dedicato ai paesaggi, agli elementi naturali e all’anima della Vallemaggia.
Pittore della montagna e della materia, Pierre Pedroli vive l’alta quota non solo come fonte d’ispirazione, ma come esperienza diretta, tra contemplazione e confronto con le forze della natura. Acqua, roccia e bosco attraversano e animano i suoi paesaggi, messi continuamente in relazione dalla luce, elemento che li trasforma e li modella.
L’acqua e la memoria
La prima sezione della mostra è dedicata all’acqua. Alcune opere prendono forma dopo la devastante alluvione che nel giugno 2024 ha colpito l’Alta Vallemaggia. Impossibilitato a intervenire durante l’emergenza, l’artista ha trasformato in pittura le emozioni suscitate dalla tragedia: dolore, frustrazione e rispetto per la forza del fiume, un modo per metabolizzare la tragedia e trasformarla in memoria visiva. Ma il fiume Maggia è anche un luogo di pace e contemplazione, in quanto rifugio della famiglia Pedroli durante le lunghe settimane invernali quando Aurigeno resta in ombra perenne.
La Maggia d’Inverno (2018)
Il bosco come presenza
La seconda sezione della mostra è dedicata agli alberi e al bosco, presenza silenziosa ma essenziale del paesaggio valmaggese. Radici, tronchi e chiome raccontano un legame profondo tra natura e vita quotidiana.
La Roccia Sboccia - Alta Vallemaggia (2025)
La montagna e la trasformazione
La terza sezione esplora la roccia e la montagna, elementi ancestrali che definiscono il carattere della valle. Le opere restituiscono la doppia natura della montagna: protettiva e minacciosa, immobile ma capace di trasformarsi continuamente attraverso la luce, le stagioni e lo sguardo di chi la osserva.
l Resegone del Cramesco (2025)
Oltre gli elementi
Concludono l’esposizione tre opere apparentemente slegate dal percorso dedicato agli elementi costitutivi della montagna — acqua, alberi e rocce — ma allo stesso tempo permeate da luci, colori e forme che ne sono parte integrante, insieme a un’opera ispirata a una fotografia di Max Pedrazzini, fotografo poliedrico e amico di lunga data di Pierre, scomparso prematuramente nel 2025. Una sezione che riflette anche la libertà dell’artista, impossibile da racchiudere in categorie rigide.
Bacino Verzasca - Svuotamento Diga / Da foto drone di Massimo Pedrazzini (2023)
La mostra restituisce così l’essenza della ricerca di Pierre Pedroli, nata da un rapporto diretto e quotidiano con la montagna. Lontane da etichette e scuole, le sue opere raccontano la forza silenziosa del paesaggio alpino e trasformano anni di osservazione e vita tra le vette in una riflessione sulla natura, sulla materia e sulla luce.




