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Al Castello di Gruyères gli scarti diventano arte

Con una mostra che intreccia cultura pop, oggetti dimenticati e patrimonio storico, l’artista franco-svizzera Vidya Gastaldon invita a ripensare il valore delle cose che scartiamo

  • Oggi, 11:52
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  • Vidya Gastaldon/chateau-gruyeres.ch
Di: Alphaville/gapo 

Che cosa distingue un oggetto storico da un semplice oggetto usato? Chi decide che cosa merita di essere conservato e che cosa invece può essere dimenticato? Sono alcune delle domande che attraversano la mostra dell’artista franco-svizzera Vidya Gastaldon, inaugurata al Castello di Gruyères.

L’esposizione mette in dialogo interventi contemporanei, arredi, dipinti e oggetti appartenenti alla storia del luogo. Un incontro che, nelle intenzioni dell’artista, nasce da una pratica consolidata: rivolgere «uno sguardo amorevole», come racconta ad Alphaville, a ciò che non viene più guardato, agli oggetti dimenticati, scartati o destinati alla distruzione. Una ricerca che non riguarda soltanto i quadri recuperati nei mercatini delle pulci e successivamente trasformati, ma anche mobili, stoviglie e altri manufatti ai quali Gastaldon restituisce una nuova presenza.

Lavorare all’interno del Castello di Gruyères ha significato, per l’artista, ampliare ulteriormente questo approccio. Se abitualmente il suo intervento riguarda singoli oggetti, questa volta il confronto si è esteso a un insieme molto più vasto: il castello stesso, con la sua storia e le sue collezioni.

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  • Vidya Gastaldon/chateau-gruyeres.ch

Alcune opere già esistenti sono state riproposte negli spazi della dimora. È il caso di un tavolo apparecchiato con porcellane riconfigurate dall’artista, una sorta di banchetto che trova una collocazione naturale nelle antiche cucine del castello. Accanto a queste, sono comparsi interventi ideati specificamente per il contesto.

Gastaldon racconta di avere instaurato una sorta di gioco con gli ambienti e con le opere storiche presenti nelle sale. I suoi oggetti si nascondono tra dipinti e arredi, fingendo di appartenere da sempre al luogo. Un invito al pubblico a interrogarsi sull’autenticità, sul valore patrimoniale e sui criteri attraverso cui attribuiamo importanza alle cose.

Alla base della ricerca di Gastaldon c’è anche una riflessione sul consumo. Nei mercatini dell’usato e nei centri di recupero, osserva, si accumulano quantità enormi di mobili, vestiti e stoviglie rifiutati perché passati di moda. Il contrasto con gli oggetti custoditi e valorizzati nelle vetrine del castello diventa allora un’occasione per interrogarsi sul nostro rapporto con i beni materiali: patrimonio o scarto, arte o cianfrusaglie, tesoro o rifiuto.

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  • Vidya Gastaldon/chateau-gruyeres.ch

L’artista collega questa sensibilità a una prospettiva vicina alla decrescita e a quella che definisce un’“ecologia dello sguardo”, capace di considerare in modo più consapevole il nostro modo di consumare.

Nella sua pratica convivono inoltre riferimenti molto diversi. Gastaldon rivendica una non dualità tra cultura colta e cultura popolare: dai fumetti ai cartoni animati, dai Pokémon a Minecraft, fino alla storia dell’arte e ai riferimenti spirituali che hanno accompagnato il suo percorso. L’obiettivo, dice, è mantenere l’arte accessibile al maggior numero di persone. «Voglio che un bambino di tre anni, forse anche di due, possa cogliere qualcosa del mio lavoro artistico», afferma. Un principio che guida l’intera mostra e che trasforma il Castello di Gruyères in uno spazio dove passato e presente, patrimonio e immaginario popolare, possono convivere e dialogare.

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Vidya Gastaldon

Alphaville 07.07.2026, 11:05

  • Imago Images
  • Francesca Rodesino e Lou Lepori

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