È morto il grande designer svizzero

Jean Widmer, uno dei creatori visivi più influenti del Novecento

La sua grafica ha trasformato la comunicazione pubblica in un linguaggio di precisione e responsabilità. Il grande designer svizzero ha mostrato che la semplicità è una disciplina, la leggibilità un dovere

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Il logo del Centre Pompidou, 1977

Il logo del Centre Pompidou, 1977

Di: Mat Cavadini 

Jean Widmer ha cambiato il modo in cui l’Europa vede. La sua opera ha ridefinito la comunicazione visiva pubblica, trasformando la grafica in un linguaggio di orientamento, chiarezza e responsabilità. Widmer non ha inventato uno stile: ha imposto un metodo. Ha mostrato che la semplicità è una disciplina. Che la leggibilità è un dovere pubblico. Che il design, quando funziona davvero, non chiede attenzione: la restituisce.

Formatosi in Svizzera e maturato in Francia, Widmer porta con sé una doppia eredità: il rigore elvetico e la sensibilità culturale parigina. Da questo incontro nasce un linguaggio visivo che non è mai decorativo, ma strutturale. Le sue linee, i suoi colori, le sue griglie non sono scelte estetiche: sono strumenti per rendere il mondo più navigabile. Widmer non vuole stupire, vuole far capire.

Il suo lavoro per il Centre Pompidou è forse l’esempio più evidente di questa filosofia. L’identità visiva che crea non impone un marchio, ma costruisce un sistema. Una tipografia essenziale, un uso calibrato del colore, una griglia che organizza lo spazio come una partitura. Widmer non cerca l’icona: cerca la leggibilità. È un design che non si mette al centro, ma mette al centro ciò che deve essere comunicato.

La sua grandezza sta proprio in questa capacità di sparire. Widmer non firma gli oggetti: firma i percorsi. I suoi progetti per la segnaletica autostradale francese, per il Musée d’Orsay, per la Bibliothèque publique d’information, sono esempi di un design che non vuole essere notato, ma che diventa indispensabile. È un design che non parla di sé, ma del luogo che sta descrivendo. Che non chiede attenzione, ma la restituisce.

Logo Musée d'Orsay, 1984

Logo Musée d'Orsay, 1984

In un’epoca in cui la comunicazione visiva tende spesso all’eccesso, Widmer ha scelto la misura. Ha scelto la calma. Ha scelto la chiarezza come forma di responsabilità. Ogni suo progetto è un invito a rallentare lo sguardo, a riconoscere che la semplicità non è povertà, ma precisione. Che la forma più giusta è quella che non distrae, ma accompagna.

Guardare oggi al lavoro di Jean Widmer significa ricordare che il design non è un gesto estetico, ma un gesto civico. Che la grafica non è un ornamento, ma un modo di organizzare il mondo. E che la vera modernità non sta nell’innovazione continua, ma nella capacità di costruire sistemi che durano, che resistono, che continuano a rendere leggibile ciò che altrimenti resterebbe confuso.

Widmer lo aveva capito: la bellezza non è ciò che si vede, ma ciò che permette di vedere.

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Notiziario 03.02.2026, 11:00

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