Arte e Spettacoli

Helen Chadwick: sperimentatrice ironica e indisciplinata

È stata una delle artiste britanniche più anticonformiste e influenti del secondo Novecento. Una retrospettiva a Firenze le rende omaggio

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Helen Chadwick

Helen Chadwick

Di: Francesca Cogoni 

Artista alchimista dall’attitudine punk, con le sue mani Helen Chadwick trasformava i materiali più disparati in opere d’arte: fiori e fluidi corporei, rifiuti domestici e cioccolata, carne e PVC… tutto confluiva nel suo lavoro, senza alcuna distinzione. Il suo stesso corpo è stato il primo campo di analisi e sperimentazione, l’oggetto/soggetto della sua arte. «Non sto giocando con il fuoco. Sto giocando con qualcosa che raramente è stato utilizzato come arena per l’arte» spiegava.

Così facendo, Helen Chadwick ha portato avanti una ricerca sovversiva e anticonformista, estremamente sensuale, e per certi versi viscerale. Amava esporsi senza pudore, sporcarsi le mani, esplorare e amalgamare: «Voglio catturare il corpo nel momento in cui sta per trasformarsi. Prima che inizi a decomporsi, a svuotarsi». E tramite questo processo di composizione/decomposizione, di scavo e sprofondamento, nella materia e nella sua persona, Helen Chadwick ha affrontato i grandi temi dell’esistenza: la caducità, la vulnerabilità, la morte, la sessualità e la malattia, sempre con tono ludico e irriverente.

Lo dimostra l’ampia retrospettiva allestita fino al 1 marzo 2026 al Museo Novecento di Firenze, organizzata in collaborazione con The Hepworth Wakefield e la Kunsthaus Graz. “Helen Chadwick. Life Pleasures” è un percorso composito e multisensoriale, in bilico tra bellezza e disfacimento, raffinatezza e provocazione. Osservando le sculture, le fotografie e le installazioni create dall’artista britannica in soli vent’anni di carriera, scopriamo come sia riuscita a rivoluzionare la scena contemporanea utilizzando un linguaggio nuovo, «un vocabolario per il desiderio in cui io fossi il soggetto, l’oggetto e l’autore» per usare le sue parole. 

Installation Views, 'Helen Chadwick - Life Pleasures'

Installation Views, 'Helen Chadwick - Life Pleasures'

  • Museo Novecento

«La forza e l’attualità del linguaggio espressivo di Helen Chadwick stanno nella capacità di sconvolgerci, di pungolare i nostri sensi e anche le nostre coscienze, mettendoci in una posizione scomoda, di imbarazzo e alle volte di rigetto. Tutta la sua pratica è stata pervasa da una tensione costante e binaria tra gli opposti, nella consapevolezza profonda che nulla è eterno, tutto è effimero, e che la morte e la fragilità fanno parte dell’energia che ci sostiene» ha dichiarato Stefania Rispoli, curatrice della mostra.

Helen Chadwick nasce a Croydon, a sud di Londra, nel 1953, da madre di origine greca e padre inglese. Inizia la sua formazione artistica nel 1972, frequentando il corso propedeutico di Belle Arti al Croydon College, per poi studiare Belle Arti al Brighton Polytechnic (l’attuale University of Brighton). Poco interessata ai materiali tradizionali, fin da subito sonda nuove tecniche e modalità espressive. Tra le sue prime prove artistiche vi sono, infatti, autoritratti in gelatina e calchi del suo viso in cioccolato e liquirizia. Tale approccio culmina nel 1976, nel progetto di laurea Domestic Sanitation, provocatoria performance in cui lei e alcune amiche, vestite di lattice, fanno le pulizie e si sottopongono a visite ginecologiche in un salotto simile a una prigione, colmo di oggetti bizzarri, mentre in sottofondo una voce radiofonica promuove prodotti di bellezza.

Nella capitale inglese, animata dai suoni sporchi e distorti di gruppi come Sex Pistols, The Clash, Joy Division e Siouxsie and the Banshees, sono anni di grande fermento e ribellione. Con il suo giubbino in pelle e il taglio alla Louise Brooks, la giovane Helen Chadwick si trova a proprio agio, respira e assorbe quell’urgenza creativa e quello spirito dissacratorio che contraddistinguono la controcultura britannica. Nei fine settimana si reca spesso a Londra per acquistare abiti stravaganti in un negozio sulla King’s Road chiamato Let it Rock, che diverrà presto Sex, la boutique di Vivienne Westwood e Malcolm McLaren, mecca del punk.

Helen Chadwick, Fancy Dress and Sculptures Photograph Book

Helen Chadwick, Fancy Dress and Sculptures Photograph Book

  • Estate of Helen Chadwick

Sul finire degli anni Settanta, Helen Chadwick si trasferisce quindi a Londra, dove continua gli studi presso la Chelsea School of Art, perseguendo il suo intento di scardinare attraverso l’arte convenzioni e ipocrisie, con leggerezza e sarcasmo. Trova anche un contesto abitativo che ben si addice alla sua natura indisciplinata: a Beck Road, nel quartiere di Hackney, vi sono alcune case a schiera vittoriane, semi abbandonate e prossime alla demolizione. Chadwick e numerosi altri artisti, tra cui il musicista e performer Genesis P-Orridge, decidono di occupare abusivamente gli edifici per crearvi un distretto creativo. Dopo un’agguerrita campagna che si conclude con la concessione delle case in affitto, Chadwick stabilisce definitivamente ad Hackney la sua dimora e il suo studio.

Tra i primi lavori che presenta a Londra c’è In the Kitchen, una performance di impronta marcatamente femminista e di cui oggi resta una peculiare serie fotografica. Le donne partecipanti indossano vestiti-scultura che hanno l’aspetto di elettrodomestici, dando origine a grotteschi ibridi dove i fornelli richiamano seni e l’oblò della lavatrice un ventre gravido. Una riflessione acuta e ironica sulla corporeità femminile, sugli stereotipi della domesticità e i ruoli sociali imposti.

Nei primi anni Ottanta, l’artista continua la propria indagine con l’installazione Ego Sum Geometria, sorta di racconto della propria nascita e crescita attraverso dei solidi geometrici, ciascuno portatore di ricordi, memorie, desideri. Ma è con The Oval Court (1986), presentata nell’ambito della mostra “On Mutability” all’Institute of Contemporary Arts di di Londra, che Chadwick attira l’attenzione di critica e pubblico. Per realizzare questa installazione, fotocopia con una macchina Xerox il suo corpo nudo, intrecciandolo con elementi della flora e della fauna in una gioiosa unione con la natura. Ne risulta una composizione barocca e visionaria in cui pose ed espressioni rimandano a capolavori della storia dell’arte, come Le Estasi di Santa Teresa di Gian Lorenzo Bernini o La chemise enlevée di Jean-Honoré Fragonard. Grazie a quest’opera esplicita e conturbante, oggi parte della collezione del Victoria and Albert Museum di Londra, nel 1987 Helen Chadwick riceve la candidatura al prestigioso Turner Prize: è tra le prime donne artiste a ottenere tale nomination.

Helen Chadwick, Piss Flowers, dalla mostra 'Helen Chadwick. Effluvia', 1994, Serpentine Gallery

Helen Chadwick, Piss Flowers, dalla mostra 'Helen Chadwick. Effluvia', 1994, Serpentine Gallery

  • Kippa Matthews

Negli anni successivi, stanca delle continue critiche e accuse da parte delle femministe più accanite, che considerano alcune sue opere come un “premio” allo sguardo maschile, Chadwick smette di esibire il proprio corpo, continuando però a mescolare nel suo lavoro humour e sensualità, manipolando i materiali e portandone in luce i processi di metamorfosi, gli aspetti affascinanti ma anche quelli più repellenti. «Sto cercando di creare immagini che rappresentino una sorta di identificazione fisica del sé attraverso l’esplorazione della materia fisica ‒ e, implicitamente, della mortalità, del desiderio e di tutti quei concetti ‒ perché si tratta di uno spazio che nessuno di noi può realmente conoscere e che, per molte persone, rappresenta un terreno difficile da affrontare» dichiara.

A partire dalla fine degli anni Ottanta, Helen Chadwick affianca alla pratica artistica anche l’attività di insegnamento in alcune delle più importanti scuole d’arte londinesi, influenzando una nuova generazione di artisti – i cosiddetti Young British Artists – tra cui Tracey Emin, Sarah Lucas e Damien Hirst.

Tra i lavori più emblematici degli anni Novanta ci sono Cacao, una grande fontana di cioccolato fuso ribollente, Wreaths to Pleasure, serie di fotografie circolari che raffigurano composizioni di fiori, petali e boccioli sospesi in vari liquidi – dal succo di pomodoro al latte, al detersivo per piatti – con esiti ambigui e disturbanti, e poi Piss Flowers, sculture in bronzo ottenute dai calchi della neve sciolta dall’urina, realizzate con il marito David Notarius durante una residenza in Canada. Tutte opere che vanno a comporre nel 1994 l’acclamata mostra “Effluvia” alla Serpentine Gallery di Londra, seguita l’anno dopo da un’altra importante mostra al MoMA di New York, consacrando Chadwick come una delle artiste più radicali e influenti della sua generazione.

The making of Piss Flowers, urine casting in Banff National Park, Canada, 1991

The making of Piss Flowers, urine casting in Banff National Park, Canada, 1991

  • Estate of Helen Chadwick

Meticolosa quanto spregiudicata, Helen Chadwick ha saputo combinare arte, scienza e filosofia in maniera innovativa e unica, attingendo a un vasto repertorio di fonti e confrontandosi con materiali sempre diversi. Avrebbe certamente continuato a sorprenderci se un’insufficienza cardiaca non le avesse tragicamente stroncato la vita a soli 42 anni, mentre era all’apice della sua carriera, intenta a preparare nuove mostre, lezioni e convegni.

57:13
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Sonno

Voci dipinte 18.01.2026, 10:35

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  • Monica Bonetti

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