Hamletə debutterà al Teatro Sociale di Bellinzona sabato 31 gennaio alle ore 20.45. Seguiranno tre rappresentazioni allo Teatro Foce di Lugano, dal 13 al 15 febbraio, all’interno della rassegna Home, le prime due alle 20.30 mentre domenica alle 17.00.
Ci vuole coraggio, a mettere mano e modificare una delle più celebri domande che la drammaturgia, ma che dico, la letteratura tutta, si è posta nella sua storia. To be, or not to be. Il grande dilemma etico filosofico che coglie Amleto di Shakespeare nell’Atto Terzo. Ovvero, “ma ce l’hai o no, il fegato di ascoltarti e essere quello che sei?”. Opera retablO lo fa nella sua ultima creazione, Hamletə, con la determinazione che contraddistingue la compagnia bellinzonese. Dopo aver lavorato sulle figure femminili nell’opera shakespeariana (Lady Shakespeare, 2019), ecco che la compagnia torna con la consueta e dirompente forza poetica a scardinare senza paura i codici della letteratura. Qui si tratta di addentrarsi nell’universo maschile e sviscerarlo ben bene.
Fondata l’8 marzo 2008 a Sessa per iniziativa di Ledwina Costantini, attrice e creatrice eclettica capace di modulare con disinvoltura poesia, corporeità e riflessione critica, Opera retablO ha fin dai primi anni tracciato una geografia espressiva che non dipende da categorie codificate. Un teatro di frontiera, germinale e a tratti rischioso, che si accende da quell’urgenza geniale di contaminare linguaggi, esperienze e corpi: un teatro dove l’incontro è anche con sé stessi, prima che con il pubblico, e terribilmente autentico. Per Opera retablO il gesto scenico del raccontare contemporaneamente interroga e smonta le convenzioni.
E sulla scena non vediamo solo attori che si muovono e parlano, ma vere e proprie creazioni plastiche, universi artistico-sonori, arti che si contaminano, appunto. L’attenzione all’estetica, al visuale (con la conseguente potenza espressiva delle forme e dei colori) è preponderante e funzionale alle narrazioni che veicola. E la serietà e la coerenza con la quale ogni volta la compagina si tuffa nei temi è ammirevole.
Tra le sue produzioni molti titoli, alcuni indimenticabili, anche a dimostrare l’instancabilità e la continua ricerca di qualità. Per citarne alcuni, il suggestivo Diario di lavoro (2009), poi l’impattante Carnefinice/Carnage, fiaba per adulti del 2013, ma anche Requiem for my dream (2021-22) che si interroga sull’essere artisti, e poi Köszeg dal Grande quaderno di Ágota Kristóf e infine il poeticissimo microwalser (2024) performance ispirata alla persona e all’opera di Robert Walser. In queste produzioni si intravede una personale e sempre originale lettura di quell’atlante dell’anima contemporanea, costellato di domande talvolta radicali e scomode su identità, potere, corpo, memoria, desiderio e vulnerabilità.
In questo spirito nasce HamletƏ – To Pink or Not To Pink, la prima al Teatro Sociale di Bellinzona il 31 gennaio. Riprendendo il principe di Danimarca, archetipico viandante dell’incertezza, Costantini, inisieme al regista Emanuel Rosenberg, ribaltano l’“Essere o non essere” con un cambio di prospettiva, e questo è già un atto di resistenza e di emancipazione. La ferocia poetica è volta a smascherare e poi salutare felicemente la fragilità del maschile nascosta, il rapporto dell’uomo con ruoli, desideri e costruzioni sociali, e anche qui il gioco è conoscersi meglio e ricostruire un’identità dall’interno.
Lo spettacolo dà voce a un’umanità che si interroga oggi sul ruolo del genere maschile sempre in bilico tra ciò che gli è stato insegnato e ciò che davvero sente di essere. Il maschile lotta, cade e si frantuma, e nella vulnerabilità si ricompone più umano e libero. Una narrazione a tratti perturbante sul quel rapporto tra forza e fragilità cui siamo costantemente sottomessi. Insomma, non aspettiamoci la classica rivisitazione amletica, ma più che altro una rilettura del dubbio che la caratterizza.
La messa in scena, potenziata dalla consulenza artistica dell’attore e regista Daniele Bernardi, presenza fondamentale nella compagnia, e dal consueto apporto riflessivo del poeta Andrea Bianchetti, si avvale ancora una volta della forza estetica, con i costumi di Luisa Beeli e la scenografia di Michele Tognetti, intrecciando così parola, corpo e simbolo.
Shakespeare in Hollywood
Charlot 05.05.2024, 14:35
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