Arte

Il sonno nell’arte, fra incubi e visioni

Dai miti antichi ai deliri surrealisti: quattro secoli di notti dipinte

  • 2 ore fa
Flaming June, 1895, di Frederich Leighton

Flaming June, 1895, di Frederich Leighton

Di: Voci dipinte/gapo 

Inquieto, profetico, sereno, turbato: il sonno affascina da sempre artisti di ogni epoca. Il tema è presente fin dall’antichità e oggi torna protagonista in due mostre: L’empire du sommeil al Musée Marmottan Monet di Parigi e NOTTI. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni alla GAM di Torino. Insieme offrono un percorso che attraversa quattro secoli di rappresentazioni della notte e dei suoi misteri.

Il sonno, innanzitutto, implica un gesto di abbandono: lo ricorda Stefano Zuffi, storico e divulgatore d’arte, a Voci dipinte. A dimostrarlo è il mito di Endimione, il giovane che la dea della notte, Diana, osserva innamorata mentre dorme. Una vicenda dalle sfumature sospese e romantiche, che molti artisti hanno interpretato giocando sulla soglia fra veglia e immobilità, fra essere e non essere - un’ambiguità che, come osserva Zuffi, ha sedotto pittori e scultori dal Rinascimento al Barocco.

Diana e Endimione, di Luca Giordano (1634 - 1705)

Diana e Endimione, di Luca Giordano (1634 - 1705)

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L’ambiguità si ritrova anche nella vicinanza tra sonno e morte. Molti monumenti funebri imitano la serenità del dormire, rendendo difficile distinguere tra riposo e eterno addormentamento. Emblematico il caso della tomba di Ilaria del Carretto di Jacopo della Quercia: il volto placido e composto sembra evocare più un sogno che la morte, anticipando un’immagine destinata a entrare nella cultura fiabesca della “bella addormentata”.

Ma il sonno non è solo frontiera con la fine: è anche soglia del sacro. Nell’arte religiosa, infatti, il sogno diventa uno spazio di rivelazione e ascolto, un luogo in cui Dio parla, suggerisce, orienta. «Il sogno è di un’importanza assoluta», ricorda Zuffi. I Re Magi addormentati che ricevono l’indicazione della stella, o San Giuseppe visitato dall’angelo, ne sono esempi iconici. In altre scene, però, il sonno si carica di un valore opposto: i soldati che dovrebbero vigilare sul sepolcro, sopraffatti dal torpore, si addormentano profondamente, trasformando il riposo in mancanza, debolezza, caduta.

Le Sommeil de saint Pierre, circa 1740, di Giuseppe Petrini

Le Sommeil de saint Pierre, circa 1740, di Giuseppe Petrini

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Tra gli interpreti del mondo notturno spicca anche un artista ticinese, Giuseppe Petrini, detto “il pittore della notte”. Curiosamente presente in entrambe le mostre, Petrini rappresenta un sonno diverso: non sacro né mitico, ma umano, stanco, quotidiano. Un sonno «indispensabile e ristoratore», come lo definisce Zuffi. A tal proposito, la Pinacoteca Züst dedicherà all’artista una mostra monografica il prossimo autunno.

Se Petrini esplora la dimensione più intima e reale del dormire, il secolo successivo spalanca invece le porte all’inquietudine. Il Settecento porta il sonno nel territorio del perturbante: Goya e Füssli traducono angosce personali e tensioni storiche in figure mostruose e animali spaventosi che, commenta il divulgatore, sembrano persino anticipare gli studi medici sulla psiche e i futuri lavori di Freud.

L’incubo (1781), di Johann Heinrich Füssli

L’incubo (1781), di Johann Heinrich Füssli

E poi, arriva il Novecento, il Surrealismo e l’era del sogno “ubriaco” che si fa ancora più audace: immagini psichedeliche, eccessi visivi, colori allucinati. Dalí è il maestro di questo immaginario “ubriaco”, capace di portare l’estetica del sogno oltre la pittura, fino al cinema, come nella celebre collaborazione con Hitchcock per Io ti salverò.

Ma l’arte conosce anche un sonno tenero, pacifico, domestico. Il cagnolino acciambellato sul letto della Venere di Urbino di Tiziano, o le Due madri di Segantini - la giovane donna con il suo bambino e la mucca col vitellino addormentato - creano quadri di quiete e armonia in cui tutto sembra respirare.

Venere di Urbino (1538), di Tiziano

Venere di Urbino (1538), di Tiziano

  • finestresullarte.info

Fantasmi, profezie, intimità, morte, dolcezza: il sogno ha assunto, nei secoli, significati anche opposti. Ma resta sempre una finestra misteriosa da cui l’arte prova a guardarci dentro, e a farci, forse, capire qualcosa in più di noi stessi.

57:13
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Sonno

Voci dipinte 18.01.2026, 10:35

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  • Monica Bonetti

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