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L’arte oltre l’algoritmo

Luigi Bonfante indaga nel suo nuovo saggio il rapporto tra arte e intelligenza artificiale: oltre l’apparenza dei risultati, è nel processo, nella tecnica e nella soggettività che si definisce la distanza tra macchina e arte umana

  • Oggi, 10:00
Entropy Gardens, ideato da Refik Anadol, utilizza l’intelligenza artificiale per generare ambienti immersivi e in continua trasformazione

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  • dreamina.capcut.com
Di: Voci dipinte/gapo 

Di cosa parliamo quando parliamo di creatività, in un’epoca in cui le immagini possono nascere da un prompt e gli algoritmi sembrano imitare gesti e linguaggi dell’arte? È attorno a questa domanda che si sviluppa la riflessione di Luigi Bonfante, studioso di estetica contemporanea e autore del saggio Arte senza artista, che indaga il rapporto tra pratiche artistiche e intelligenza artificiale generativa.

Il punto di partenza è la crisi di una convinzione radicata: l’idea che la creatività sia un tratto esclusivamente umano. L’emergere di sistemi capaci di produrre immagini e testi mette in discussione questa certezza e costringe a ridefinire i confini dell’arte. Bonfante, ospite a Voci dipinte, affronta il problema non fermandosi ai risultati visivi, ma interrogando i processi che li generano.

Il confronto con l’intelligenza artificiale diventa, nella sua analisi, un esperimento concettuale: osservare come gli algoritmi producono qualcosa di nuovo permette di comprendere meglio la natura dell’arte umana. In questa prospettiva, l’ipotesi che le macchine possano fare arte riceve una risposta negativa, che però non si esaurisce in una semplice opposizione tra umano e non umano. Il nodo è piuttosto nella specificità della prassi artistica, che non coincide con la sola creatività intesa come capacità generica di generare novità.

La creatività, infatti, è presente in molte forme, anche nelle macchine e in alcune specie animali, ma non basta a definire l’arte. Per Bonfante entrano in gioco altri elementi fondamentali: la conoscenza della tradizione, il rapporto con i materiali, il coinvolgimento del corpo e l’appartenenza a un contesto culturale. È questa dimensione complessa che lega l’arte a una storia e a un sapere incarnato, difficilmente riducibile a un processo algoritmico.

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"Arte senza artista.Esperimenti estetici con l’intelligenza artificiale generativa" di Luigi Bonfante, Johan & Levi (copertina)

Di cosa parliamo quando parliamo di creatività

Voci dipinte 21.06.2026, 10:35

  • johanandlevi.com
  • Monica Bonetti

Un altro aspetto centrale riguarda la distinzione tra processo e prodotto. Se ci si limita al risultato finale, le immagini generate dall’intelligenza artificiale possono risultare indistinguibili da quelle prodotte dall’uomo, tanto da superare una sorta di versione estetica del test di Turing. Tuttavia, osservando il processo emerge una differenza strutturale: i sistemi generativi operano attraverso elaborazioni statistiche su grandi quantità di dati, spesso costituiti da opere del passato. Ne deriva una creatività che tende alla variazione infinita di ciò che è già stato selezionato e codificato.

Questo legame con il già dato alimenta il rischio di una produzione orientata all’indietro, una sorta di “sindrome del falsario” che caratterizza molte applicazioni attuali. Allo stesso tempo, però, l’interazione tra artista e macchina apre nuove modalità operative. Il cosiddetto prompting, ovvero l’uso di descrizioni testuali per guidare la generazione di immagini, configura una pratica inedita: dipingere con le parole, orientando il sistema all’interno di uno spazio di possibilità virtualmente illimitato.

In questo scenario l’intelligenza artificiale si configura come strumento, una macchina artifex che amplifica e trasforma l’azione dell’artista senza sostituirla. Le immagini non nascono semplicemente dalle parole, ma vengono individuate attraverso di esse, in un processo che combina scelte umane e autonomia operativa del sistema.

Resta infine quello che Bonfante definisce un residuo irriducibile: la soggettività. La pratica artistica implica sempre una dimensione individuale, una volontà e uno stile che si manifestano nell’opera. Anche i tentativi novecenteschi di eliminare l’autore, come nel caso dei ready-made, non cancellano questa componente ma la spostano su un piano diverso, concettuale. L’arte, in questa prospettiva, rimane inseparabile dalla presenza di un soggetto e dalla relazione con chi la osserva.

L’intelligenza artificiale, dunque, non decreta la fine dell’arte, ma ne ridefinisce i contorni, obbligando a interrogarsi su ciò che la distingue e la rende tale. Proprio in questo confronto, conclude Bonfante, si apre una nuova possibilità di comprensione della creatività e dei suoi limiti.

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