Il Museo Segantini di St. Moritz si arricchisce di un nuovo tassello: un raro pastello del 1885, La Pompeiana o Ragazza che attinge l’acqua. Acquisito dalla Fondazione Gottfried Keller e concesso in prestito permanente, è il primo pastello puro a entrare in una collezione finora dominata da oli e disegni. Attorno a questa figura femminile, colta in un gesto quotidiano ma simbolicamente denso, nasce una mostra dedicata all’acqua come metafora di vita, ispirazione e dialogo con la natura.
La direttrice artistica Mirella Carbone, intervistata da Mario Fabio e Barbara Camplani in Alphaville, sottolinea il valore dell’acquisizione: «Giovanni Segantini è famoso soprattutto come il pittore delle grandi opere ad olio. Tuttavia […] amava lavorare e sperimentare anche con altre tecniche […] mentre abbiamo dipinti ad olio e disegni in abbondanza, finora mancavano del tutto esempi di lavoro a pastello e quindi l’acquisizione della Pompeiana colma per noi una lacuna significativa». L’opera, rimasta a lungo in collezione privata, è stata raramente esposta, rendendone oggi particolarmente preziosa la fruizione pubblica.

L’acqua di Giovanni Segantini
Alphaville 19.06.2026, 11:05
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Datato al periodo italiano (1870-1886), il pastello documenta un passaggio cruciale nella ricerca dell’artista. «Questa ragazza che attinge l’acqua […] documenta […] un momento di passaggio dalla fase di pittura scura […] a una nuova fase chiara che poi Segantini svilupperà negli anni di Savognin (1886–1894)». La tavolozza si apre a tonalità più luminose, con sfumature complesse nel cielo e primi segnali della tecnica divisionista nelle pennellate sottili e accostate.
Il vero soggetto non è tanto la suggestione “pompeiana”, ma la scena pastorale di una giovane alla fonte. Accanto a lei una pecora le sfiora il braccio, suggerendo un legame empatico tra umano e animale. «C’è questo legame solidale tra l’uomo e l’animale, che è un tema centrale nell’opera di Segantini». Da qui prende forma un percorso espositivo che intreccia opere rare e capolavori della collezione, come La ragazza alla fontana e La vacca bruna all’abbeveratoio, insieme a prestiti della Galleria Civica Giovanni Segantini di Arco.
Il titolo della mostra riprende una frase dell’artista: “Io bevo a questa fonte purissima dove la bellezza si rinnova eternamente”. L’acqua emerge come elemento vitale e simbolico: luogo di ristoro condiviso, spazio di nascita dell’amore – come in Bacio alla fontana e Il pastore innamorato – e metafora dell’ispirazione stessa, un nutrimento spirituale tratto dalla natura.
Tra i prestiti spicca Sole d’autunno, mai esposto prima in Svizzera: una scena ampia in cui una pastora e una mucca bevono alla fontana, immerse nella luce calda del paesaggio alpino. La collaborazione tra St. Moritz e Arco, città natale dell’artista, rende possibile un dialogo fertile tra opere e contesti, offrendo al pubblico uno sguardo rinnovato su Segantini e sul suo universo poetico, dove l’acqua resta un “elisir eterno” capace di unire natura, vita e arte.

