Parlare di Max Bill significa evocare una delle figure più decisive del Moderno europeo: artista, architetto, designer, teorico, grafico, scultore, docente. Un “artista universale” capace di attraversare con naturalezza discipline diverse e di lasciare in ognuna un’impronta che ancora oggi struttura il nostro modo di pensare la forma, la funzione, l’armonia. Per questo la retrospettiva Max Bill (1908–1994): la grammatica della bellezza, allestita al m.a.x. museo di Chiasso è un’occasione per rileggere la modernità attraverso gli occhi di chi l’ha costruita.
La bellezza di Max Bill
Alphaville 03.04.2026, 11:05
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Dal 29 marzo al 12 luglio 2026, il museo riunisce oltre centocinquanta opere tra dipinti, sculture, grafiche, progetti architettonici, oggetti di design, fotografie e documenti d’archivio. Un percorso che restituisce la vastità di un artista che ha incarnato l’ideale di un’arte razionale e non figurativa, maturato negli anni del Bauhaus sotto la guida di maestri come Albers, Kandinsky e Klee.

Max Bill, Feld aus sechs sich durchdringenden farben, 1966-67, olio su tela
Le opere di Max Bill sono strutture di colore, spazio e movimento che aspirano a generare nuove realtà, non a imitare quelle esistenti. È una visione che dialoga perfettamente con il tema culturale annuale di Chiasso, la pulchritudo: la bellezza come equilibrio tra forma, funzione e logica, un principio che Bill ha perseguito con rigore quasi matematico.
Uno degli aspetti più affascinanti dell’esposizione è il rapporto privilegiato tra Bill e l’Italia, in particolare Milano. Fin dagli anni Trenta, l’artista elvetico collabora con la Triennale, stringe legami con le avanguardie meneghine e partecipa ai progetti di ricostruzione del dopoguerra. In mostra compaiono schizzi, lettere, copertine editoriali e materiali che documentano questo dialogo fertile tra Zurigo e Milano, un asse culturale che Bill ha contribuito a trasformare in uno dei motori della modernizzazione artistica europea.

Max Bill, 1960




