Arte e Spettacoli

Un attacco informatico e lo spauracchio del Louvre: cosa succede agli Uffizi?

Tra dati trafugati e richieste di riscatto, l’incursione informatica al Polo Museale Fiorentino solleva interrogativi su sicurezza e trasparenza

  • Oggi, 15:00
Simone Verde, Direttore della Galleria degli Uffizi

Simone Verde, Direttore della Galleria degli Uffizi

  • IMAGO / Italy Photo Press
Di: Alphaville/AvF 

Una presunta falla nel sistema di sicurezza, un attacco informatico tenuto nascosto e una richiesta di riscatto. Ai dipendenti viene chiesto il silenzio, mentre fonti anonime fanno emergere il caso. Da quel momento, smentite, parziali ammissioni e pressioni politiche hanno trasformato quanto successo agli Uffizi di Firenze negli scorsi mesi in un giallo d’autore, ancora lontano dall’essere chiarito. Dalle parziali ricostruzioni emerge una narrazione che solleva più dubbi di quanti ne risolva, gettando ombre su uno dei simboli della cultura italiana e mondiale. Ma cosa si sa davvero su quanto successo?

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Cyberattacco agli Uffizi di Firenze

Alphaville 07.04.2026, 11:45

  • iStock
  • Raffaele Palumbo

L’attacco e le sue implicazioni

Tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio, un cyberattacco avrebbe colpito i server amministrativi del Polo Museale Fiorentino, che oltre agli Uffizi comprende anche Palazzo Pitti e il Giardino di Boboli. Le indiscrezioni giornalistiche, parzialmente smentite o quantomeno minimizzate dalla direzione del museo, parlano di una grossa mole di dati trafugati: archivi fotografici, credenziali di accesso, fino a mappe interne e dettagli sui sistemi di allarme. Questi dati, se finissero nelle mani sbagliate, esporrebbero gli Uffizi a grossi rischi di sicurezza, non solo digitali ma anche fisici.

Un’operazione silenziosa, forse protratta per mesi (iniziata già nell’agosto del 2025 secondo alcune fonti), e culminata con una richiesta di riscatto di 300.000 euro in criptovalute. Una cifra modesta se si considera il valore inestimabile del patrimonio artistico conservato e il giro di affari, di circa 60 milioni di euro annui, che generano le visite museali. Gli hacker avrebbero avanzato la richiesta direttamente al direttore delle Gallerie degli Uffizi, Simone Verde, che non avrebbe informato dell’accaduto né il Consiglio di Amministrazione né il Comitato scientifico degli Uffizi. Un silenzio che sarebbe stato imposto anche ai dipendenti, contribuendo a un clima di opacità.

Le reazioni e le contromisure

A livello pratico, un’intera sezione di Palazzo Pitti è stata chiusa dal 3 febbraio per una generica “manutenzione straordinaria”. I gioielli del tesoro dei Granduchi sono stati trasferiti nel caveau della Banca d’Italia e alcune uscite di sicurezza del Polo Museale sono state addirittura murate. La risposta degli Uffizi all’attacco e alle crescenti indiscrezioni, in particolare quelle pubblicate dal Corriere della Sera, è complessa e non priva di contraddizioni.

Sul fronte della comunicazione, è arrivata una parziale smentita ufficiale del direttore Simone Verde, che ha affermato che non è stato rubato nessun oggetto di valore né violato alcun sistema. Questa dichiarazione è stata interpretata da buona parte della stampa come una forte minimizzazione, che sposta la questione dal digitale all’analogico negando danni e furti.

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Il fascino discreto del furto perfetto

Alphaville 21.10.2025, 12:05

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  • Cristina Artoni e Monica Bonetti

Le incognite e il dibattito politico

Nonostante le smentite, le incognite rimangono numerose e pressanti: quali e quanti dati sono stati effettivamente violati e trafugati? E che fine hanno fatto? Il riscatto di 300.000 euro non sarebbe stato pagato, e l’ultimatum è scaduto: i dati sono stati battuti all’asta nel dark web o acquistati da un committente? Al momento, non se ne trova traccia.

L’operazione ha in ogni caso scatenato una forte bagarre politica in Italia. Il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha richiesto una nota informativa dettagliata al direttore degli Uffizi e la magistratura sta ovviamente indagando. Su tutto aleggia la curiosità, l’attesa e la preoccupazione, ma anche la necessità istituzionale di capire cosa sia realmente successo. Con lo spauracchio dei fatti del Louvre che aleggia su tutta la vicenda.

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