Nel museo della macchina fotografica di Vevey, cinque piani colmi di camere oscure, lanterne magiche e aggeggi che hanno segnato gli ultimi due secoli di storia dell’immagine, è approdato un esperimento che guarda al futuro più che al passato. L’artista contemporaneo Mathieu Bernard-Reymond presenta infatti Les murmures. Une machine à voir, avec et à rebours de l’IA, una mostra che indaga la possibilità, e i limiti, di creare immagini nuove in un mondo invaso da quelle generate artificialmente.
Per affrontare questa domanda, l’artista ha immaginato e costruito una macchina fotografica inedita, un dispositivo ibrido che unisce lo scatto tradizionale alla generazione testuale dei prompt. La macchina dispone di un pulsante rosso per scattare e di uno verde per “parlare” all’IA, modulando in tempo reale l’intervento dell’algoritmo tramite due manopole. L’immagine nasce così dall’incontro fra la luce catturata dall’ottica e le suggestioni verbali dettate dall’autore.
Bernard-Reymond, intervistato da Lou Lepori per Alphaville, rifiuta l’idea che l’intelligenza artificiale debba sostituire il fotografo: costruire un apparecchio su misura, dice, è un modo per “rimanere autore”, assumendo il controllo di ogni passaggio del processo. La fotografia, per lui, resta prima di tutto un atto di incontro con il mondo: uscire, osservare, perdersi nel reale. Anche se il risultato finale, rielaborato dall’IA, non coincide più esattamente con ciò che l’occhio ha visto, conserva il legame con l’esperienza vissuta.
Mormorii: una macchina per vedere
Alphaville 30.03.2026, 11:05
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La mostra rende visibile questo dialogo fra umano e macchina. Una sezione racconta il funzionamento del dispositivo in modo ludico; un’altra proietta false conferenze accademiche - generate dall’IA a partire dal progetto dell’artista - che riflettono ironicamente sulla produzione delle immagini. La sala più suggestiva presenta invece fotografie in bilico tra sogno e realtà, dove un angolo di stanza diventa una spiaggia, una panchina si frantuma in specchi o un volto si trasforma in una sfera colorata. Straniamenti poetici che ricordano come ogni fotografia, da sempre, sia frutto di una mediazione tecnica.
Non è la prima volta che Bernard-Reymond dialoga con l’intelligenza artificiale: aveva già esposto lavori nati dall’incontro fra testi letterari e immagini generate. Qui però il suo intento è ancora più esplicito: affermare che, accanto alle paure di un’invasione tecnologica, l’IA può essere anche un terreno creativo. Come sostiene lo studioso Nello Cristianini, le macchine non sanno decidere: per questo il ruolo degli artisti, capaci di assumersi la responsabilità delle scelte, diventa oggi più centrale che mai.
Les murmures. Une machine à voir, avec et à rebours de l’IA, rimane visitabile al Museo della macchina fotografica di Vevey fino al 16 agosto: un invito a interrogarsi non su ciò che l’IA può fare al posto nostro, ma su ciò che possiamo fare noi - insieme a lei.






