Arte e Spettacoli

Otobong Nkanga: arte gioiosamente trasformativa

La retrospettiva “I dreamt of you in colors” al Museo di Belle Arti di Losanna celebra Otobong Nkanga, artista nigeriana che esplora ecologia e politica attraverso installazioni monumentali e narrazioni materiche. Fino al 23 agosto

  • 2 ore fa
Otobong Nkanga, "Social Consequences V: The Harvest", 2022

Otobong Nkanga, "Social Consequences V: The Harvest", 2022

  • © Courtoisie de l'artiste
Di: Alphaville/Lou Lepori/Mat 

L’artista nigeriana Otobong Nkanga, nata nel 1974, è oggi una delle voci più riconoscibili dell’arte contemporanea internazionale. La sua pratica, che intreccia ecologia, disuguaglianze sociali e politica, si muove tra installazioni monumentali e opere che fanno della materia un luogo di racconto. La definizione che più le si addice – «gioiosamente trasformativa» – restituisce bene la sua capacità di far emergere, attraverso forme e colori, ciò che spesso resta invisibile: le storie dei materiali, le ferite dei territori, le stratificazioni del mondo.

Attualmente, il Museo di belle arti di Losanna (MCBA) ospita ora la sua grande retrospettiva svizzera, I dreamt of you in colors, visitabile fino al 23 agosto. La mostra, che segue un’importante tappa parigina, occupa due piani del nuovo e abbagliante museo di PLATEFORME 10, offrendo un’immersione totale nell’universo di Nkanga. L’artista, formata tra la Nigeria e Parigi e passata per residenze ad Amsterdam e Berlino, porta con sé una presenza magnetica e una creatività che si avverte già nelle prime sale: disegni e collage che accostano umano, organico e inorganico con una naturalezza quasi rituale. Qui affiora anche l’eredità dell’Arte Povera, affinata nell’atelier di Giuseppe Penone, evidente in sculture come una radice attraversata da un ago gigante, gesto che sembra interrogare gli “stati del mondo”.

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“I dreamt of you in colors”

Alphaville 13.04.2026, 11:05

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  • Francesca Rodesino

Ma è salendo che la mostra si apre davvero. Le installazioni dedicate al lavoro della filatura e le sculture in panetti di sapone – materiale che Nkanga produce nella sua fattoria in Nigeria, creando un ponte concreto con la comunità locale – preparano alla grande sala superiore, dove arazzi monumentali raccontano una storia che parte dai fondali marini, carichi di resti umani e minerali, e risale fino alle superfici terrestri segnate da incendi e devastazioni. È un viaggio che non concede scorciatoie: la bellezza è sempre attraversata dalla consapevolezza.

Per Nkanga, la materia non è mai neutra. Ogni elemento porta con sé una genealogia, un peso, una ferita. Come ricorda l’artista, un materiale è «pieno della sua storia, proviene da un sito geologico, da una terra, da una vicenda nel caso delle miniere, da una violenza estrattiva». È da questa densità che nasce il suo lavoro: un dialogo continuo tra organico e inorganico, tra mito e uso quotidiano, tra ciò che resta e ciò che si consuma.

Unearthed – Midnight, 2021

Unearthed – Midnight, 2021

Pur essendo profondamente politica, l’arte di Nkanga non rinuncia alla sensualità: colori, tessuti, pietre, corde, tappeti compongono installazioni che non vogliono «schiacciare il pubblico, ma renderlo più umano». La narrazione è il suo strumento privilegiato, il modo per «mettere in relazione mondi anche molto diversi e lontani tra loro», dalla Nigeria al Brasile, da Napoli al Giappone. È in questa circolazione di storie che il suo gesto diventa, inevitabilmente, politico: destabilizzante, sì, ma anche capace di creare comunità.

La mostra è un’esperienza sensoriale completa, che coinvolge anche l’olfatto grazie a odori che raramente trovano spazio nelle sale museali «perfettamente sterilizzate». È un’esposizione da vivere «dal di dentro, con gli occhi, coi sensi, addirittura con le narici», un’occasione preziosa per incontrare una delle artiste più significative della scena contemporanea.

Blooming Home, 2006. Acrylique sur papier. Coll. C. Mallard

Blooming Home, 2006. Acrylique sur papier. Coll. C. Mallard

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