Intervista

“La Grazia” secondo Sorrentino e Servillo

Il regista e l’attore fianco a fianco per raccontare il film che ha inaugurato la Mostra del Cinema di Venezia: un tributo alla sobrietà e all’eleganza

  • Ieri, 15:10
  • Ieri, 15:33
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Di: Intervista video di Chiara Fanetti/Mat 

Il film che ha aperto la 82ª Mostra del Cinema di Venezia è un’opera che si muove tra il rigore istituzionale e il rovello interiore. Il protagonista, interpretato da Toni Servillo, è un Presidente della Repubblica che non urla, non si esibisce.

Intervistato da Chiara Fanetti, Servillo racconta: «Qualche volta succedeva che io debordassi sul piano sentimentale e Paolo mi correggeva dicendo: “Non dimenticare che comunque è il Presidente della Repubblica, con una cultura politica solida e soprattutto con una sobrietà nel modo di presentarsi”».

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“La grazia” secondo Sorrentino e Servillo

RSI Cultura 29.08.2025, 12:28

  • Chiara Fanetti

Sobrietà, eleganza, misura: parole che sembrano fuori moda, ma che il film rimette al centro. «Devo dire che gli inquilini del Quirinale - chiosa Paolo Sorrentino - negli ultimi anni, tranne rare eccezioni, sono sempre stati figure improntate alla sobrietà, all’eleganza, alla cultura, alla riservatezza».

“La grazia” è anche un film sull’amore, ma non quello idealizzato. È l’amore che esaspera, che strazia, che si contamina di gelosia e morbosità. «L’amore del personaggio rispetto alla moglie è molto inquinato dal sentimento della gelosia», spiega Servillo. «Diventa ossessione, diventa morbosità». Servillo lo dice chiaramente: «Il personaggio è straziato dalle sue sofferenze legate all’amore, legate alle difficili decisioni che deve prendere». E il pubblico lo incontra così: solo, in cima ai torrioni del Quirinale, con una sigaretta e un pensiero che non si può dire. «Quando fuma, pensa a sua madre», dice un corazziere alla figlia del Presidente. È una chiave per entrare nel suo rovello, nel suo dolore trattenuto.

Una delle battute più memorabili arriva quando il Presidente sta lasciando il Quirinale: «Non siamo stati bravi, siamo stati eleganti». È una dichiarazione di intenti, ma anche una forma di resistenza. In un tempo in cui la politica si esibisce, “La grazia” rivendica il diritto alla misura.

“La grazia” è un film utile a ricordarci che la sobrietà non è debolezza, che il potere può essere esercitato con misura, e che l’amore non è sempre salvezza.

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RG 12.30 del 27.08.2025 Alessandro Bertoglio

RSI Info 27.08.2025, 12:57

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