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“Seguite i soldi. È la chiave di tutto”

50 anni fa arrivava nelle sale “Tutti gli uomini del presidente”, il film che ha convinto una generazione a scegliere la professione giornalistica

  • Ieri, 09:00
Tutti gli uomini del presidente - 02
  • © 1976 Warner Bros.
Di: Alessandro Bertoglio 

Alcuni film invecchiano benissimo. Anche perché il mondo in cui viviamo invecchia abbastanza male di suo, e i temi restano, purtroppo, di estrema attualità, specie quando al centro ci sono politica e malaffare...

Tutti gli uomini del Presidente è del 1976. Diretto da Alan J. Pakula (La scelta di Sophie, Presunto Innocente, Il rapporto Pelican), in pochissimo tempo è divenuto una pietra miliare del cinema politico-giornalistico. Si tratta quasi di un instant-movie, su quello che è stato uno dei più grandi scandali della storia degli Stati Uniti, il Watergate.

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  • © 1976 Warner Bros.

Riavvolgiamo il nastro della storia. La notte del 17 giugno 1972, cinque uomini vengono arrestati nella sede del Partito Democratico al palazzo Watergate. Durante l’udienza in tribunale, il cronista del Washington Post, Bob Woodward, visto il collegamento di uno dei cinque con la CIA, subodora che quella del Watergate potrebbe essere qualcosa di più di una semplice effrazione. All’inchiesta si unisce il collega Carl Bernstein e, nonostante lo scetticismo iniziale del caporedattore, le indagini arrivano a scoprire un legame con la campagna di rielezione del presidente Richard Nixon. Tra bocche cucite, fughe di notizie e le dritte di “gola profonda”, i due giovani reporter scoprono che il Comitato per la Rielezione del Presidente pratica spionaggio e corruzione sistematica usando funzionari corrotti di CIA ed FBI. Il 9 maggio 1974 il Congresso avvia la procedura di impeachment che porterà il 9 agosto dello stesso anno alle dimissioni di Nixon, primo presidente USA a compiere un simile gesto.

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  • © 1976 Warner Bros.

Dopo le anteprime del 4 aprile 1976, il film ispirato alla vicenda esce nelle sale americane il 7 aprile. Un film importante per il mondo del cinema, viste le magistrali interpretazioni di Robert Redford (Bob Woodward) e Dustin Hoffman (Carl Bernstein). Ma anche un film che trasuda uno dei principi forti (sicuramente allora) della cultura americana: Tutti gli uomini del Presidente non è solo un thriller politico, ma è soprattutto un potente esempio di come la stampa libera sia capace di fare da guardia alle istituzioni e perseguire la ricerca della verità, nonostante ostacoli e pericoli di ogni tipo.

Un film che ancora oggi ha un’attualità incontestabile, non solo per la riproduzione meticolosa della redazione, la creazione di ambienti che riflettono il clima del tempo, la paranoia di tutte le persone coinvolte a diverso titolo, la meticolosità delle indagini, la ricerca dei documenti e delle prove. La regia di Pakula si dimostra ottima sia nella costruzione dell’immagine che nella gestione del ritmo, fondamentale per una storia dove di azione praticamente non ce n’è: solo lunghi discorsi, incontri e discussioni redazionali. Un ritmo che non cala e non annoia mai, creando anche alcuni momenti di tensione vera.

Fu proprio Robert Redford (fervente attivista democratico e oppositore di Nixon) a spingere per la produzione del film, cercando di convincere Bernstein e Woodward a scrivere un libro sulla loro indagine. Testo pubblicato il 15 giugno del 1974, i cui diritti cinematografici furono acquisiti proprio da Redford. Per il ruolo di Bernstein, all’inizio fu proposto Al Pacino, per poi scegliere Dustin Hoffman. Le riprese non sono state effettuate all’interno della redazione del Washington Post, ricostruita fedelmente in un teatro di posa; redazione che Redford e Hoffman frequentarono per alcune settimane per prepararsi alle riprese.

Alla sua uscita il film ottiene grande apprezzamento dalla critica e un notevole successo al botteghino, contornati da otto candidature agli Oscar (vincerà quattro premi, tra cui migliore sceneggiatura non originale e per il migliore attore non protagonista, Jason Robards). Tra i politici, anche democratici, molti si sdegnarono per come la pellicola minava dall’interno il mito americano, esaltando però la ricerca della verità, nel bene e nel male, divenendo il manifesto del thriller di cronaca, e portando molti giovani a voler scegliere la professione giornalistica, spinti dall’impeto e dal coraggio di Woodward e Bernstein.

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