Cinema

“The Housemaid” è l’Hitchcock che possiamo permetterci

Sidney Sweeney e Amanda Seyfried (senza dimenticare Michele Morrone!) colorano quello che è destinato a diventare un guilty pleasure cinematografico. Un film che gioca sugli stereotipi, con consapevolezza camp

  • Ieri, 12:00
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  • Lionsgate
Di: Michele R. Serra 

Si dice che i mariti non lo notano mai, quando le mogli vanno a farsi fare la messa in piega, o un taglio nuovo. Ammetto di non credere troppo agli stereotipi, ma questo risulta vero nel 90% dei casi (secondo una precisa statistica condotta da me stesso intervistando una dozzina di persone che conosco). Invece il marito di Una di famiglia – The Housemaid, queste cose le nota, e gli interessano molto (non dico altro per non superare la linea rossa dello spoiler). Le nota, queste cose, nonostante sia uno stereotipo vivente di maschio alfa: bello come fosse stato generato da un’intelligenza artificiale di scarsa fantasia, acconciatura e pettorali scolpiti, sguardo in camera di intensità Gillette. Ah, e gli interessano anche le porcellane. Com’è possibile? Semplice: questa storia è stata scritta da una donna. Ripeto, non mi piacciono gli stereotipi, ma Una di famiglia vive di questo, sin dall’inizio.

Il libro da cui è tratto il film è stato scritto da Freida McFadden (sembra uno pseudonimo, e in effetti lo è), quarantenne autrice americana che ha trovato enorme successo – anche in Europa, soprattutto in Francia – grazie ai suoi thriller. Spero, per inciso, che gli altri siano meno prevedibili di The Housemaid, che è, appunto, un riuscito remix di luoghi comuni e situazioni già viste.

Niente di male, per carità: la letteratura, il cinema, possono essere anche solo buon intrattenimento, e The Housemaid lo è. Paul Feig, il regista, è quello che ha provato una volta ad andare contro gli stereotipi dirigendo il famigerato reboot di Ghostbusters del 2016, quello con gli acchiappafantasmi che diventavano le acchiappafantasmi: visto il fiasco di quel tentativo, evidentemente Feig si è ritirato in bell’ordine in territori meno pericolosi, e ha girato una serie di film tanto professionali quanto anonimi, da Un piccolo favore (che ha generato anche un sequel) al mitico Jackpot – Se vinci ti uccido con nientemeno che John Cena.

Eppure, grazie a questo percorso sembra avere, oggi, trovato l’equilibrio giusto per confezionare perfetti guilty pleasure cinematografici, un po’ l’equivalente di certe serie di Netflix (ovviamente, la prima della lista è You), che tutti guardiamo senza ammetterlo. E in effetti, The Housemaid sembra proprio questo: divertente, a tratti un po’ folle, e mai così brillante da farci sentire in difetto.

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Indovina chi viene al cinema 10.01.2026, 12:45

  • Ti-Press
  • Moira Bubola e Alessandro Bertoglio

Visto che ho scritto guilty pleasure qualche rigo più su, vediamo dove stanno, questi piaceri: giusto cominciare dal tono del racconto, che non ha paura di abbracciare la sua fondamentale ridicolaggine (il materiale di partenza è quello che è), ma non commette mai l’errore di non prendersi sul serio scivolando in quell’ironia autoconsapevole che ha rovinato tanti prodotti cinematografici nell’ultimo decennio, dai supereroi Marvel in giù. Qua si fanno cose stupide seriamente, e gli spettatori ringraziano (gli studiosi del genere camp, anche).

L’altro grande piacere è il cast, che oltre al già citato uomo perfetto a cui presta mascella e muscoli Brandon Sklenar (quello di Drop, consigliatissimo thriller di serie B fondato sugli smartphone), accoglie Sidney Sweeney e Amanda Seyfried: oltre ai volti da pubblicità fashion (nel caso della Sweeney, con polemiche annesse), entrambe sono piuttosto brave nel dare sostanza a personaggi non esattamente equilibratissimi dal punto di vista mentale. Ma la ciliegina è senza dubbio la presenza di Michele Morrone, carneade diventato icona dell’eros a buon mercato dopo il successo della saga di 365 giorni: fa il giardiniere bellissimo e tenebroso, in un ruolo che evoca da subito stereotipi (again) del porno e che invece diventa ingranaggio fondamentale della trama. Non si può che volergli bene.

Cosa avrebbe fatto Alfred Hitchcock, se fosse stato dotato di molto meno talento e fosse vissuto nell’era dello streaming? Probabilmente, roba del genere. Godiamocela, ché è il massimo che ci possiamo permettere, di questi tempi.

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