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Ghostface non muore mai

Scream 7 è meno horror e più divertimento, ma per i vecchi fan della saga assomiglia a un’occasione persa (nonostante il ritorno di Neve Campbell e Kevin Williamson)

  • Oggi, 11:30
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  • Paramount Pictures / AP
Di: Michele R. Serra 

Come tutto il mondo sa, Scream è un meta-horror, che le regole degli horror le prende in giro. Tranne una, la più importante di tutte, quella che non conta solo per gli horror: è la regola che dice che, se hai fatto soldi una volta, devi provare a farli ancora. Possibilmente nello stesso modo. Nella pratica: se un film produce denaro, il sequel lo devi fare, per forza. Se è una saga, devi andare avanti finché arrivano i pagamenti. E così arriviamo a Scream.

Scream continua a incassare, sempre. Che i film siano belli o brutti. Per dire, l’ultimo Scream 6 (o meglio, SCREAIVI) aveva fatto 45 milioni di dollari nel primo weekend di programmazione negli Stati Uniti. Il budget di Scream 7 è esattamente di 45 milioni di dollari, quindi l’idea è che possa essere un film capace di ripagarsi nei primi due giorni di programmazione. Facile capire perché Ghostface non morirà mai.

A proposito di regole, eccone un’altra: quando qualcuno ha un’idea rivoluzionaria, è per definizione impossibile ripeterla e ottenere qualcosa di altrettanto rivoluzionario. Quindi, meglio mettersi l’anima in pace: non ci sarà un nuovo Scream capace di cambiare l’horror come ha fatto il primo nell’anno di grazia 1996, quando Wes Craven è riuscito a fare entrare nella storia del cinema il suo secondo grande horror dopo Nightmare.

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  • IMAGO / ZUMA Press

Però gli ultimi due Scream avevano, se non altro, dimostrato che si possono fare quinti e sesti capitoli di saghe horror che non siano assolute perdite di tempo per gli spettatori. Tutto grazie ai registi Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillet, gli stessi di Finché morte non ci separi, capaci di mettere insieme due film che funzionavano bene anche come horror – horror e basta, al di là dei giochi meta-cinematografici, delle citazioni, delle raffinatezze, dei commenti sulla società. E che, soprattutto, non inseguivano l’improbabile idea di elevated horror che è stata tanto popolare negli ultimi due decenni, periodo in cui i critici cinematografici si erano fissati che l’horror fosse diventato più raffinato. Ma l’elevated horror era un’etichetta buona per il marketing, come l’elevated streetwear serviva a vendere normalissime felpe con il cappuccio (firmate Balenciaga, Givenchy, Gucci) a 1.000 franchi/euro/dollari. Forse che un capolavoro assoluto della storia del cinema come Non aprite quella porta non era elevated, cinquant’anni fa?

Dopo Scream 5 e Scream 6, Scream 7 torna invece a funzionare pochino, come horror: non fa granché paura. Il che non significa che non sia piuttosto divertente, soprattutto grazie a dialoghi che giocano sul filo dell’autoparodia: non si ride a scena aperta, ma si sorride spesso. Manca invece l’elemento giallo – un mistero degno di questo nome – che i capitoli precedenti avevano sfruttato in modo magistrale. Per riassumere, insomma: il bicchiere è pieno a metà, rimane da decidere se conta più quello che c’è o quello che manca. Per i vecchi fan, forse Scream 7 assomiglierà più a un’occasione persa, visto che il ritorno da protagonista di Neve Campbell/Sidney Prescott sembrava portare verso un ritorno anche allo Scream più classico. Insieme alla Campbell, dietro la macchina da presa c’era Kevin Williamson, il creatore della saga: gli assassinii che mette in scena, però, sono purtroppo spesso meno inquietanti di una puntata di (altra sua creatura) Dawson’s Creek. E questo è forse l’errore più imperdonabile.  

Legato a Indovina chi viene al cinema, Rete Due 28.02.26, 12:45

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