Nei primi anni Novanta, le cose per i fratelli Wayans andavano piuttosto bene: erano giovani, talentuosi e si stavano costruendo un futuro nel mondo dorato dello spettacolo americano. Newyorchesi, tra i venti e i trent’anni, Keenen, Damon e Marlon lavoravano insieme a In Living Color, programma di sketch comici in onda sulla – anch’essa ancor giovane, visto che era nata nel 1986 – Fox. Con loro c’era anche un giovane comico di belle speranze e dalla faccia molto mobile, Jim Carrey – ma questa è un’altra storia.
Meno bene andavano invece le cose per le parodie cinematografiche: dopo gli anni d’oro di Zucker-Abrahams-Zucker (Una pallottola spuntata) e Mel Brooks (da Frankenstein Junior a Balle spaziali), il genere sembrava avere esaurito il suo appeal per il pubblico. Finché nel 1996 i fratelli Wayans – segnatamente, Shawn e Marlon – scrissero Un ragazzo veramente speciale, demenziale rilettura delle storie gangster, urbane e con protagonisti neri, che andavano in quegli anni, dal cult Juice con Tupac Shakur al capolavoro Boyz N the Hood – Strade violente di John Singleton.

Shawn e Marlon Wayans, 2026
Il film fu spernacchiato dalla critica e adorato dal pubblico negli Stati Uniti: ovviamente, i produttori dei grandi studios si disinteressarono della stampa, ma presero nota degli incassi. Forse, tutto sommato, c’era ancora spazio per le parodie, nelle sale cinematografiche americane. La prova arrivò l’anno successivo, quando Austin Powers – Il controspione divenne una inaspettata hit. I tempi erano maturi.
Ma maturi per cosa? Quale genere rimaneva, da prendere in giro? La risposta era, come sempre, nell’aria, e arrivò quando Scream e So cosa hai fatto realizzarono due degli incassi più alti del 1996 e del 1997, riportando in voga l’immortale (ah ah) genere slasher. Shawn Wayans propose l’idea a Keenen e Marlon, che lo aiutarono a scrivere la sceneggiatura poi finita sulla scrivania dei due produttori ai tempi più potenti di Hollywood, anche loro fratelli: i Weinstein. Harvey e Bob rimasero conquistati dall’idea di prendersi gioco proprio di Scream, uno dei loro più grandi successi di quegli anni – e per di più un film che aveva già tratti, se non di parodia vera e propria, almeno fortemente ironici.

I novanta, del resto, erano gli anni del post-postmoderno in cui tutto diventava meta-, e ogni mezzo di espressione sembrava aver scoperto quanto era divertente giocare con il suo linguaggio e i suoi luoghi comuni. Metafumetto, metatelevisione, metacinema. La parodia è meta- per definizione, quindi non poteva che funzionare, in un contesto del genere. Infatti, Scary Movie funzionò: 280 milioni di incasso contro poco meno di 20 di budget, e i Weinstein stapparono lo champagne progettando futuri, ancor più lucrosi investimenti (due episodi di Kill Bill costeranno almeno 60 milioni).
D’altronde, come poteva non piacere un film in cui si prendevano in giro tutti i luoghi comuni degli horror, dai killer inarrestabili alle vittime ipersessualizzate, fino alle virginali final girl, le uniche meritevoli di sopravvivere perché “brave ragazze”? Come poteva non piacere un film con riferimenti a Dawson’s Creek e alle Spice Girls? Ha ragione chi scrive che i film della serie Scary Movie non rappresentano quello che si può chiamare umorismo senza tempo, bensì il contrario: un intero decennio incapsulato in ambra comica.
Tornando alla storia vera, in seguito i fratelli Wayans sono stati poi scippati dai fratelli Weinstein, che li hanno estromessi dalla saga dopo il secondo film, e questo Scary Movie del 2026 rappresenta il loro ritorno, notizia che aveva creato notevole eccitazione tra i fan. Peccato che, una volta usciti dalla sala, è inevitabile pensare che qui di eccitante ci sia ben poco. Inutile perdere tempo in lunghe analisi, il succo è il seguente: il reboot 2026 di Scary Movie è meno interessante della storia che gli sta dietro. E meno interessante, perfino, della campagna di marketing che l’ha portato a essere (comunque) uno dei film più visti di questo inizio di stagione calda.
Forse perché l’idea di un genere che gioca con il suo linguaggio è ormai superata dagli eventi: oggi, quasi ogni pezzo della nostra cultura, del nostro umorismo che vive e prospera (ok, forse non è la parola giusta) su internet, è un riferimento a qualcos’altro, e la parodia il genere più frequentato da autori comici anche molto meno abili dei fratelli Wayans. O forse perché gli stessi Wayans hanno ormai un modo di fare parodia un po’ datato: aspettiamo qualcuno capace di prendere in giro davvero i nuovi fenomeni dell’horror che da internet sono nati, come Curry Barker (Obsession) o Kane Parsons (Backrooms). Chissà…
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Rete Uno 11.06.2026, 15:05
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