No, è improbabile che sia il nuovo Barbie, nonostante le speranze di Amazon MGM e Mattel.
Era anche prevedibile, visto che la rilevanza del marchio Masters of the Universe non è più quella di un tempo – mentre, al contrario, la bambola bionda è ancora presente nelle camerette delle bambine di mezzo mondo. Il film live-action destinato a riportare sul grande schermo l’universo di Eternia è in effetti rimasto nel cassetto per almeno 15 anni, finché il miliardo e mezzo incassato da Barbie nel 2023 ha convinto i produttori che l’operazione poteva essere tentata anche con l’altro giocattolo più amato degli anni Ottanta.
L’idea non era così strana, vista l’influenza di nostalgia perenne di cui siamo preda noialtri spettatori del satollo Occidente. Da bambino degli anni Ottanta, ricordo perfettamente i pomeriggi trascorsi a brandire armi di plastica o palette da spiaggia, sognando di trasformarmi per magia da ragazzino gracile a nerboruto guerriero capace di prendere a pugni e virili spadate tutti i cattivi, Skeletor compreso.

«Per il potere di Grayskull», gridavo: non succedeva mai niente, ma non è che la cosa mi deludesse più di tanto. I miei amici avevano esattamente le stesse esperienze, tutti quanti: i Masters erano immensamente popolari, miscelavano immaginario fantasy e retrofantascientifico mettendo insieme animali fantastici e mezzi cingolati ad alta tecnologia, laser e asce bilama, in un frullato tanto improbabile quanto riuscito. E, almeno per i settenni dell’epoca, piuttosto affascinante.
Probabilmente, parte di quel fascino dipendeva dal fatto che i pupazzetti di He-Man e dei suoi compagni si sovrapponevano, con le loro storie e soprattutto la loro immagine, ai processi di sviluppo tipici di un bambino in età fallico‑edipica. Non ho grande esperienza di né fiducia nella psicoanalisi, ma l’idea che la canalizzazione verso attività sublimatorie delle pulsioni più aggressive costituisca uno dei passaggi fondamentali dello sviluppo del bambino mi sembra piuttosto condivisibile. Come tutti, sotto sotto, volevo essere He-Man: protagonista e dominatore di un mondo maschile fondato sulla forza – un modello che ai tempi non era messo in discussione da nessuno. Ma basta parlare di me (di noi), torniamo a He-Man (tanto, ormai si è capito, è la stessa cosa).
Il colpo di genio del film diretto da Travis Knight (che il meglio l’ha dato con il cartone Kubo e la spada magica, nel 2016) è quello di rendere subito esplicito il problema della nostalgia: all’inizio del film, non solo He-Man è imprigionato sulla Terra; non solo è umano (si chiama, naturalmente, Adam); peggio ancora – per quanto suoni orribile – è un impiegato. Come i bambini che sognavano gloria e epiche vittorie negli anni Ottanta, e oggi sono rimasti vittima di uno scherzo crudele: il tempo li ha trasformati in adulti minacciati dalle rate della casa e dalle parcelle della baby-sitter, imprigionati non dall’artiglio scheletrico dello Slime Pit, ma dal traffico delle cinque. Gli eventuali muscoli (che pure qualcuno avrà coltivato, grazie alla frequentazione di palestre da 29.90 al mese) servono a poco, contro nemici tanti potenti. Insomma, un inizio incredibilmente triste.
L’intervista? Una chiave di accesso alla critica cinematografica
Indovina chi viene al cinema 06.06.2026, 12:45
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Per fortuna, il nuovo He-Man interpretato nel film da Nicholas Galitzine (se ve lo stavate chiedendo: sì, ha il fisico del ruolo) è pronto a rimettere a posto le cose. Pronto a tornare su Eternia, pronto a riprendere in mano spada, pugni e quant’altro, pronto a risolvere i veri problemi nel modo in cui gli uomini veri risolvono i problemi: a mazzate. A pensarci, forse anche questo svolgimento è un po’ triste, visto che in teoria i tempi sono cambiati, e dopo aver scardinato gli stereotipi di genere femminili stiamo faticosamente lavorando anche su quelli maschili. Non che il film non tenti di giocare su questi temi, ma il livello di consapevolezza – e di scrittura – del già citato Barbie è piuttosto lontano.
Rimane un film che riesce a offrire abbastanza ironia per non annoiare lo spettatore adulto, e abbastanza avventura per intrattenere i bambini. Tuttavia, nessuna delle due categorie sembra avere sufficiente motivazione per decidere di andare al cinema (come dimostrato dagli incassi inferiori alle attese in questi primi giorni di programmazione). Vedremo se alla Mattel andrà meglio con i prossimi Hot Wheels e Polly Pocket.
Kappa
Kappa 04.06.2026, 17:00
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