Cinema

Heated Rivalry: muscoli, sesso, hockey (poco)

Il successo globale della piattaforma HBO Max, arrivato anche sugli schermi svizzeri il 13 febbraio, non poggia su grandi raffinatezze estetiche o emotive, ma su un modo di raccontare tipico di questi anni: avanti veloce, fino alle scene di nudo

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Connor Storrie in Heated Rivalry, 2025

Connor Storrie in Heated Rivalry, 2025

  • Crave/HBO Max
Di: Michele R. Serra 

Un unicorno televisivo dei nostri tempi: una serie a basso costo che diventa un fenomeno da decine di milioni di spettatori. Tutto grazie al passaparola, senza particolari investimenti da parte delle piattaforme.
Heated Rivalry viene girato in Canada da Crave, piccolo canale a pagamento. È una storia d’amore tra due giocatori di hockey; è tratta da una serie di romanzi (l’autrice è Rachel Reid) che difficilmente si possono definire alta letteratura; è interpretata da attori sconosciuti.

A novembre 2025 la serie viene rilanciata dal servizio di streaming HBO Max negli Stati Uniti: nel corso di sei episodi Heated Rivalry decuplica gli spettatori, passando da 30 milioni di minuti visti a 300 milioni abbondanti. Oggi siamo ben oltre i 600 milioni, è probabile che a breve si raggiunga il miliardo. Per intenderci, l’ultima stagione di Stranger Things ha totalizzato circa 8 miliardi di minuti visti, ma quella costa 60 milioni di dollari a episodio, cinque volte l’intera prima stagione di Heated Rivalry. Che non ha avuto bisogno neppure di effetti speciali: sono bastati due ragazzi che giocano a hockey. Ma intendiamoci: non è lo sport, il motivo di tutto questo successo.

Il motivo vero si capisce dopo i primi dieci minuti del primo episodio: il piatto forte di Heated Rivalry sono le scene di sesso tra due uomini giovani, belli e muscolosi. Non è un caso se le donne eterosessuali costituiscono, secondo le statistiche, una larga fetta del pubblico di questo prodotto pop non particolarmente raffinato: siamo dalle parti dell’ovvio, ma è il caso di ribadire che qui non ci sono le sottigliezze estetiche ed emotive di film come Belli e Dannati o Brokeback Mountain, né l’erotismo che monta in ogni inquadratura come nei film più riusciti di Luca Guadagnino.

L’erotismo, a dirla tutta, è un’altra cosa: qui c’è del sesso un po’ glamour, con le luci – e soprattutto le ombre – nei punti giusti. Dite Caravaggio, se volete, ma sembra più Instagram, dove tutti sono belli – e se sono già belli lo diventano di più: basta usare il filtro corretto.
E a proposito di internet: i corpi dei due attori protagonisti Hudson Williams e Connor Storrie sono ormai diventati parte del discorso collettivo del mondo occidentale, moltiplicati di social media, sezionati e rimontati in infiniti video brevi, meme, gif.  Viene da pensare alle riflessioni di Walter Siti in C’era una volta il corpo, uscito neanche un paio d’anni fa: i corpi dei protagonisti di Heated Rivalry diventano quelli che lui chiama «frammenti di aggregati più vasti». Tutto molto contemporaneo.

Non è solo l’estetica, ma anche il modo di raccontare: la storia d’amore è già velocizzata, con salti in avanti continui nel tempo, come a voler skippare le parti inutili. Qualche volta si rende conto del fatto che i due perdono o vincono una partita, un premio, una sponsorizzazione. Ma, again, questa non è una serie sullo sport: è una serie sull’amore e il sesso. Cioè, il secondo di sicuro; il primo, forse.

L’hockey, per carità, è solo uno sfondo. Però, come giustamente molti hanno già fatto notare, è uno sfondo perfetto.
Non solo perché è un mondo estremamente maschilista (come del resto quasi tutti gli sport professionistici) e quindi uno dei pochi in cui essere gay è ancora un problema sociale tale da costringerti alla clandestinità (certo, non è neppure da sottovalutare il fatto che uno dei due protagonisti è russo, e ovviamente subisce l’aperta ostilità del suo Paese nei confronti degli omosessuali).
C’è di più: l’hockey è uno sport che più di altri ha bisogno di essere vissuto sulla pelle. Intendiamoci, i cameramen che seguono il disco sul ghiaccio per la televisione sono la cosa più vicina a un superuomo che esista nel mondo della comunicazione – riescono a fare riprese apparentemente impossibili – ma l’esperienza dell’hockey rimane difficilmente trasferibile sullo schermo: l’hockey deve essere visto nelle arene, per essere capito. Ha bisogno di quella dimensione fisica. E la dimensione fisica è quella che ricercano anche i due protagonisti di Heated Rivalry – in tutti i sensi. Quindi, tutti i pezzi del puzzle combaciano. Però è il caso di ripeterlo: questa non è una storia di hockey.

56:25
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  • Monica Bonetti

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