Cinema

Il 2026? Non è tanto diverso da quello di Metropolis

99 anni fa, Fritz Lang e Thea Von Harbou davano vita a uno dei capolavori della storia del cinema, immaginando proprio l’anno che stiamo vivendo oggi. Film profetico, in particolare quando parla di disuguaglianza...

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Metropolis, Fritz Lang, 1927

Metropolis, Fritz Lang, 1927

  • IMAGO / Everett Collection
Di: Sarah D’Angelo 

31 dicembre 2025, cinque minuti a mezzanotte. Molti si saranno chiesti: cosa mi attende nel 2026?
La stessa domanda se la sono posta anche il regista Fritz Lang e la sceneggiatrice Thea von Harbou, ma ben 99 anni fa. Lang e von Harbou sono gli autori di Metropolis, film muto del 1927, ambientato nel 2026.

Il futuro che immaginavano non è fatto di astronavi. È fatto di scale. Di piani. Di chi sta sopra e di chi resta sotto. La città di Metropolis è una società verticale divisa in due. Sotto, in quello che viene chiamato il Sottosuolo (Unterstadt), vivono i lavoratori e le persone più povere. Sopra, invece, abitano i più ricchi, immersi nel lusso. Non si incontrano. Non si parlano. Non si vedono. Finché qualcuno guarda giù.

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  • IMAGO / Album

Freder, figlio del dittatore, scende nel Sottosuolo. E lì succede la cosa più pericolosa che possa capitare a chi vive nel privilegio: Freder capisce. Vede il lavoro che non si vede. Il dolore che non appare. La verità che sostiene tutto quello che lui dava per scontato. Scopre cosa significa lavorare in quelle condizioni. Lui, che mai aveva lavorato in vita sua. Si innamora di Maria, un’insegnante.

Il padre di Freder innesca una rivolta dei lavoratori. Il suo obiettivo è quello di dividere suo figlio da Maria. Ed è Freder, insieme alla sua amata, a riportare la tregua. Serve un cuore, dice il film. Un ponte tra testa e mani. Tra potere e persone. Freder diventa così il mediatore.

Brigitte Helm in Metropolis, 1927

Brigitte Helm in Metropolis, 1927

  • IMAGO / Everett Collection

Nel film ci sono robot che sembrano umani, macchine che comandano le persone, folle che seguono ciecamente chi promette soluzioni facili. Fantascienza? Forse nel 1927. Oggi si chiamano intelligenza artificiale, algoritmi e feed personalizzati. Non hanno un corpo di metallo. Vivono nei nostri telefoni. Non ci comandano apertamente, certo. Però.

L’IA è un sistema che parla, risponde e ragiona in modo talmente simile a una persona da portare molti a instaurare una relazione con essa. Ci fidiamo, le chiediamo consigli, la ascoltiamo, la consultiamo sempre più frequentemente. In alcuni casi, seguiamo ciò che ci dice come se fosse davvero qualcuno che conosciamo e di cui sappiamo di poterci fidare.

In Metropolis il robot con le sembianze di una donna viene utilizzato per manipolare e controllare la folla. Viene automatico pensare a quello che succede oggi soprattutto sui social: non si parla solo di persone, entrano in gioco gli algoritmi, che ci indirizzano su cosa guardare, cosa leggere, cosa comprare, perfino su quali notizie vedere. Non abbiamo dunque un robot in carne e ossa, ma sistemi invisibili che ci accompagnano continuamente, che selezionano i contenuti al posto nostro e che, in un certo senso, ci guidano. 

Ma la vera profezia di Metropolis non sono i robot: è la divisione sociale, è la disuguaglianza. Metropolis, infatti, ci mostra una società dove chi decide e chi esegue sono talmente lontani da sembrare di appartenere a due mondi diversi.
Dunque: l’idea di fondo, la distanza crescente tra chi accumula ricchezza e chi fatica a vivere del proprio lavoro, è qualcosa che ritroviamo anche nel presente?

In Svizzera sono aumentati sia il numero di miliardari, 84 nel 2025, sia la loro ricchezza, con un complessivo di 518 miliardi. Allo stesso tempo però ci sono segnali che raccontano una realtà opposta. Sempre più persone faticano ad arrivare a fine mese. Le organizzazioni sociali ticinesi offrono sostegno a chi non riesce più a gestire le spese di base: la povertà è in crescita, con un impatto anche sui giovani.

Nel 2026 reale la ricchezza cresce. E cresce anche la povertà. Succede nel mondo. Succede in Europa. Succede anche in Svizzera. Quando il lavoro perde tutele e valore, la distanza tra chi produce e chi comanda si allarga. E Metropolis smette di sembrare solo cinema.

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20:50

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Il Quotidiano 24.01.2026, 19:00

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