Cinema
2016-2026

La nostalgia delle pizze in faccia

10 anni dalla morte di Carlo Pedersoli, l’uomo che aveva già vissuto almeno tre vite, prima di diventare per sempre Bud Spencer. Con Terence Hill avrebbe rivoluzionato il western, e messo in scena una comicità universale e senza tempo

  • 2 ore fa
Continuavano a chiamarlo Trinità, 1971

Continuavano a chiamarlo Trinità, 1971

  • IMAGO / Allstar
Di: Michele R. Serra 

Tutti conteniamo moltitudini, ma se Walt Whitman avesse visto Bud Spencer, probabilmente sarebbe stato d’accordo sul fatto che lui ne conteneva di più.
Che è una facile battuta, visto il fisico (su cui lo stesso Bud spesso scherzava con frasi rimaste negli annali, tipo «Non ho mai rincorso le donne degli altri perché non riesco a entrare negli armadi quando i mariti tornano all’improvviso»). Ma è anche una verità storica: già prima di diventare uno degli attori più universalmente noti dell’ultimo secolo del cinema italiano, Carlo Pedersoli aveva riempito la sua esistenza di un numero di esperienze tale, che ad altri sarebbero servite almeno due o tre vite per raggiungerlo.

Bud Spencer a Cannes, 1974

Bud Spencer a Cannes, 1974

  • IMAGO / Bestimage

Era stato operaio a Rio de Janeiro, bibliotecario a Buenos Aires, segretario all’ambasciata italiana di Montevideo; nuotatore di altissimo livello, aveva gareggiato alle Olimpiadi (nono posto a Helsinki 1952 nei 100 metri stile libero) e poi vinto la medaglia d’oro con la nazionale italiana di pallanuoto ai Giochi del Mediterraneo a Barcellona 1955; appassionato di cinema, dopo qualche comparsata aveva esordito davvero con la sua prima prova d’attore al fianco di due icone assolute dell’epoca d’oro di Cinecittà, Franca Valeri e Alberto Sordi (in Un eroe dei nostri tempi di Mario Monicelli).

Aveva lavorato alla costruzione del tronco meridionale della Panamericana, la strada più leggendaria d’America; aveva assistito al colpo di stato in Colombia e pilotato un Alfa Romeo nella gara Caracas-Maracaibo; aveva dato alle stampe un 45 giri di simil-bossa nova e scritto Ogni sera per Ornella Vanoni. Tutta roba risaputa, per carità. Ma a vederla tutta insieme rimane un curriculum impressionante, ancora di più perché precedente all’inizio di quella che sarà la sua vera carriera, prima della fama internazionale, prima dell’incontro con Mario Girotti/Terence Hill.

Prima, soprattutto, di diventare protagonista di una delle stagioni più importanti della storia del cinema italiano, e uno dei pochi capaci di superarla.

"Lo chiamavano Trinità", 1970

"Lo chiamavano Trinità", 1970

  • IMAGO / Album

Il successo delle produzioni italiane (e romane in particolare) nel cinema di genere nasce infatti negli stessi anni in cui faceva le sue prime apparizioni sul grande schermo il Pedersoli ancora non Spencer: prima l’horror, con pionieri come Mario Bava (La maschera del demonio, suo esordio del 1960, ebbe più successo negli Stati Uniti che nella Penisola), poi finalmente il western, con Sergio Leone. Leone che aprì il filone poi sfruttato da decine di altri registi, rivoluzionò un genere che di europeo non aveva niente, rendendolo estremo – oltre che meraviglioso e stupefacente dal punto di vista estetico. Certo, senza di lui lo spaghetti western non esisterebbe. Però furono Bud Spencer e Terence Hill a cambiare faccia al western all’italiana, rendendolo davvero popolare.

Con Dio perdona… io no! di Giuseppe Colizzi, loro esordio come coppia, alleggerirono drasticamente il carico drammatico del western à la Leone, grazie a forti dosi di ironia. Con i due Trinità di E.B. Clucher/Enzo Barboni raggiunsero un pubblico oceanico: in sala tra 1970 e 1971 c’erano cosette come il Decameron di Pasolini e Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Petri, i Trinità staccarono più biglietti di tutti.

1:29:10
Bud Spencer, 2005

Bud Spencer a "Star sulla uno" (11.02.2005) - RSI

RSI Info 27.06.2016, 22:45

  • IMAGO / ABACAPRESS
  • Marco Zucchi

Poi andarono alla conquista dei cinema del resto del mondo, e se ancora oggi il culto spenceriano è fortissimo soprattutto nei paesi germanofoni e in Ungheria, Pedersoli e Girotti godettero di una certa notorietà anche oltreoceano, e perfino in Cina. Del resto, come spesso sottolineava lo stesso Bud Spencer, la loro comicità non era legata a un contesto sociale e culturale specifico, era senza tempo, apolide: una pizza in faccia è una pizza in faccia (perdonate il romanismo), a Lisbona come a Wuhan, nel 1970 come oggi. A proposito.

"Più forte, ragazzi!", 1973

"Più forte, ragazzi!", 1973

  • IMAGO / Independent Photo Agency

Nel 2026, anno in cui siamo sommersi di comicità parlata (pensiamo alle clip provenienti da spettacoli di stand-up e podcast comici che occupano i nostri feed), anno in cui anche i prodotti per il pubblico più giovane virano verso l’umorismo dark e il grottesco, non si può evitare di provare una certa nostalgia verso quella rassicurante slapstick comedy, messa in scena dall’attore più gigantesco della storia del cinema italiano e dal suo amico (solo relativamente) mingherlino.

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00:59

Bud Spencer, vita e cazzotti

RSI Info 30.09.2019, 11:41

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