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Sonic, il porcospino da 5 miliardi di dollari

35 anni fa usciva su Sega Mega Drive “Sonic The Hedgehog”, primo capitolo della saga dedicata al personaggio che sarebbe diventato icona della casa giapponese, e rivale di Super Mario nella Grande Guerra delle Console dei ‘90

  • Oggi, 15:00
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  • Sega
Di: Michele R. Serra 

La storia del videogame ha raggiunto un punto di svolta epocale nei primi anni Novanta, quando prese corpo quella che sarebbe stata ricordata negli anni a venire (e forse, prima o poi, sarà anche materiale da libri di storia tout court) come la Grande Guerra delle Console. La prima arma usata in quella guerra sarebbe stata un porcospino. Ma è meglio procedere con ordine.

Nel 1990 Sega, uno dei più importanti produttori di videogame giapponesi, stava cercando di erodere fette di mercato all’altro gigante nipponico che dominava il mercato delle console per videogiochi, Nintendo. Sega aveva appena lanciato la sua ultima console – il Mega Drive, o Genesis per gli americani – che dal punto di vista tecnico era ben più potente del concorrente Nintendo NES, e aveva dunque dato il via alla corsa verso una nuova generazione di macchine per giocare. Nintendo non era intenzionata a stare a guardare, e aveva annunciato per l’anno successivo il lancio di una nuova console che potesse competere con l’hardware dei rivali. Il vantaggio tecnologico di Sega rischiava dunque di essere solo un fuoco di paglia.

Sega Mega Drive, 1991

Sega Mega Drive, 1991

  • IMAGO / Depositphotos

Nel 1990 tuttavia – come del resto oggi – l’importante non era quale macchina fosse la più potente, ma quali giochi poteva far girare. Il contenuto, come sempre, era più importante del contenitore. E Nintendo aveva un contenuto imbattibile: i videogame di Super Mario, il personaggio più amato di quel mondo digitale, che un sondaggio realizzato alla fine degli Ottanta aveva decretato “più popolare di Topolino” tra i ragazzini. Era vero: Mario era un’icona dell’immaginario collettivo in tutto il mondo sviluppato. La sua immagine era pressoché imbattibile, un’arma potentissima nelle mani di Nintendo, fondamentale per imporsi nel conflitto commerciale che si sarebbe sviluppato nel decennio successivo. Sega non aveva speranze, se non quella di riuscire a introdurre sul mercato un’altra icona, uguale e contraria. Così, negli uffici di Tokyo a pochi passi dall’aeroporto di Haneda, i creativi si misero al lavoro.

Tra le diverse proposte interne arrivate sui tavoli dei manager di Sega, quella del disegnatore Naoto Oshima sembrava particolarmente convincente, e soprattutto diversa da tutte le altre.

Era un porcospino, certo. Ma molto diverso da quelli che si possono incontrare nei boschi di mezzo mondo, per un tot di motivi – non ultimo, il suo colore blu acceso. La prima bozza presentata da Oshima descriveva Sonic come «leader di una rock band», e prevedeva la presenza anche di una fidanzata umana per il porcospino. Poi fu deciso che sia gli amici della band che la ragazza sarebbero spariti: Sonic non aveva bisogno di amici, ma piuttosto di un nemico. E così nacque un classico scienziato pazzo, il Dr. Eggman.

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RSI Archivi 10.04.2019, 00:00

Quel progetto finì nelle mani di un giovane programmatore, Yuji Naka, a capo del team di sviluppo che aveva il compito certo non facile di costruire un gioco a prova di bomba, per spingere quella che doveva diventare la nuova mascotte di Sega: l’anti-Mario. Per dimostrare al mondo che si poteva vincere contro un rivale del genere – pensò Naka – era necessario batterlo sul suo stesso terreno: prendere a prestito la formula che aveva decretato il successo di Mario e rinnovarla, per creare un gioco ancora migliore.

Così, l’idea alla base del primo Sonic The Hedgehog non era particolarmente rivoluzionaria: un gioco di piattaforme, con lo schermo che scorreva da sinistra verso destra, in cui era necessario evitare piccoli mostri che si frapponevano tra il protagonista e il suo obiettivo, raccogliendo allo stesso tempo oggetti preziosi (nei giochi della serie di Super Mario erano monete, in Sonic anelli d’oro). Quella che faceva la differenza, e che avrebbe decretato il successo del primo Sonic, era la velocità: non si era mai visto un gioco capace di scorrere a una tale, altissima frequenza; non si era mai visto un gioco tanto fluido e allo stesso tempo semplice da controllare. Era facile iniziare a giocare, complicato diventare maestri.

Sonic riuscì dunque a essere quello che Sega voleva: il volto da copertina, il best seller della casa. Per un decennio rivaleggiò con Mario per il titolo di personaggio più rappresentativo del mondo del videogame, generando qualcosa come 5 miliardi di dollari di vendite complessive, sopravvivendo anche ai problemi della sua casa madre. Il tramonto di Sega come produttore di console è arrivato infatti alla fine degli anni Novanta, quando l’avvento della Playstation di Sony ha inesorabilmente cambiato il mercato mondiale dell’intrattenimento digitale. Sonic è comunque rimasto un asset fondamentale dell’azienda: ora le sue avventure girano su console prodotte da Sony o Microsoft. O Nintendo.

Dunque, Sonic ha perso la guerra commerciale contro Mario, ma ha guadagnato un posto nel pantheon del videogame. Niente male, per un porcospino blu.

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